Una scuola orientata alla padronanza in una società incrementale

Un’azione pedagogica concreta, deve necessariamente porsi il problema di come delineare obiettivi formativi che, a partire da condizioni reali – dal “fattore oggettivo”-, divengano momenti transitori di un progetto vero e proprio. Necessariamente, si tratterà di un progetto complesso e non lineare. Complesso, perchè deve farsi carico dell’individuo. Non lineare, perchè ogni attività progettuale, in particolare se pedagogicamente orientata, non può agire esclusivamente in virtù di presupposti pre-determinati (anche se, necessariamente, la formulazione di obiettivi è ineludibile), poiché deve contemplare le dinamiche evolutive che, passo dopo passo, scaturiranno da un processo co-costruito in un con-testo. Perdere questo passaggio, che porta a sottostimare il processo per esaltarne esclusivamente il prodotto, è una patologia epistemologica che riflette alcune disfunzioni sistemiche nell’atto d’interpretazione del reale (e che riflette, ancora prima, le contraddizioni stesse del reale, all’interno delle proprie dinamiche culturali ed economiche; queste ultime, in ultima analisi, determinanti): si tratta, essenzialmente, del riduzionismo, della logica formale posta alla base della linearità del pensiero, e della frattura tra teoria e prassi.

Coscienza e materia in Henri Bergson

Questa breve riflessione è incentrata sul tratto fondante la filosofia di Bergson, trasversalmente ai suoi scritti più significativi. Nonostante il filosofo francese abbia tentato di aggirare, in “Materia e Memoria” del 1896, la dicotomia tra idealismo e materialismo, intraprendendo una sorta di “via intermedia” che indicasse gli errori interpretativi di entrambi gli approcci, tuttavia la relazione tra coscienza e materia è centrale nella sua analisi, dal “Saggio sui dati immediati della coscienza” del 1889 fino a “Le due fonti della morale e della religione” del 1932. In questi brevi appunti cercherò di delineare il percorso filosofico di Bergson, dal dualismo cartesiano dei primi scritti fino al monismo dai tratti mistici a cui approdò nelle opere più tarde, con l’intento di delinearne il carattere intrinsecamente idealista, e parimenti di chiarire il carattere ontologico della materia come tratto ineludibile del reale.

Verso i nuovi orientamenti del ’91

Quinta e ultima parte dgeli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal testo di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
Chiaramente, visto il carattere compromissorio degli orientamenti del ’68 che sancirono l’istituzione della scuola materna statale, la questione educativa resta aperta, in particolare nella relazione tra pubblico/privato e tra scuola confessionale/scuola laica. Il PCI nel ’69 presenta un proprio progetto di legge per una scuola infantile pubblica e gratuita, istituita dai comuni e gestita a livello locale con una forte partecipazione del personale e dei genitori (si ricordino le avanzate riflessioni di Ciari sulla scuola aperta e la gestione sociale). Nonostante la sfortuna legislativa di tale proposta, bisogna sottolineare come essa fosse il frutto di una spinta del movimento delle donne all’interno di un movimento di lotta complessivo, quello del ’68, un movimento potenzialmente rivoluzionario che ha coinvolto il movimento operaio e studentesco in un tentativo di cambiamento sociale strutturale.

Gli orientamenti del ’69 e il “nuovo indirizzo” di Bruno Ciari

Quarta parte degli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal testo di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
La seconda metà degli anni ’50 pone le basi per il cosiddetto “miracolo economico”, che vede il suo culmine proprio nel ’60 e che si sviluppa, rispondendo alle forze irrazionali del libero mercato, provocando fortissimi scompensi strutturali ed enormi contraddizioni sociali, contrariamente alle previsioni del piano Vanoni (’54). Lo sviluppo industriale provoca forti cambiamenti nell’organizzazione della vita sociale, con la maggiore presenza di manodopera femminile, espulsa dal processo produttivo nell’immediato dopoguerra, e una trasformazione che investe anche i consumi culturali e la più complessiva organizzazione sociale.

Cenni sul pensiero di Rosa Agazzi e Maria Montessori

Seconda parte degli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal manuale di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
Nel 1898 si svolge il primo congresso pedagogico, in cui sia Rosa Agazzi che Maria Montessori presentarono due importanti relazioni. In tale congresso, non si parlò di aportismo. La relazione di Rosa Agazzi, allieva di Pietro Pasquali (che aveva introdotto a Brescia il metodo aportiano), riflette il pensiero del maestro e propone una rilettura del froebelismo, salvandone le parti migliori e criticandone le degenerazioni; la critica alle maestre, accusate di storpiare entrambi i metodi, è molto forte, così come è deciso l’attacco alla partigianeria del pensiero italiano che avrebbe, secondo la Agazzi, ostacolato il diffondersi del froebelismo. La critica è quindi rivolta all’uso passivo delle intuizioni di Froebel, e attraverso tale processo di rilettura l’educatrice bresciana non si limita a riproporre stilemi classici, ma presenta in sostanza il proprio pensiero, andando oltre lo stesso Froebel. Se nel froebelismo indica come errori il misticismo e l’eccessiva sedentarietà degli esercizi, ne mette in luce però la valorizzazione della spontaneità e dell’individualità di ogni singolo bambino, oltre che l’approccio generale aperto e mai concluso. E’, in sostanza, lo spirito del sistema ad essere potenzialmente la base di qualsiasi sistema educativo.

Educazione e Rivoluzione: Cenni di pedagogia marxista

Sulla scorta dei presupposti filosofici del materialismo dialettico, i cardini generali dell’orientamento pedagogico marxista possono essere rinvenuti in un collegamento dinamico e dialettico tra educazione e società e tra teoria/prassi pedagogica e teoria/prassi rivoluzionaria, sia da un punto di vista analitico (poiché ogni ideale formativo non può essere considerato come svincolato nè dal sostrato socio-economico su cui si articola, né dalle pressioni ideologiche della classe dominante), che di prospettiva d’azione, organicamente interconnessa all’emancipazione dell’uomo sul piano individuale e sociale e, pertanto, ad una formazione “onnilaterale” e integralmente umana che sia strumento rivoluzionario, di liberazione rispetto a qualsivoglia forma di subalternità ed alienazione.

Il gruppo come soggetto-oggetto-metodo

Prima parte degli appunti sull’apprendimento cooperativo, a partire dal testo di Liliana Dozza “Relazioni Cooperative a Scuola”.
Si può parlare di gruppo, inteso nella doppia accezione di soggetto d’azione e di processo, solo nella misura in cui tale entità (che di per sé non è né fisica, né psicologica) è riconosciuta dai propri componenti come prodotto delle proprie percezioni soggettive, delle proiezioni creative, degli investimenti emotivo-affettivi e cognitivi, e delle riflessioni dei componenti stessi su tali processi.

Cenni di pedagogia cognitivistica

A partire dalla rivoluzione cognitivistica degli anni cinquanta e i contributi psicologici di Bruner, le ricerche linguistiche di Chomsky e le conquiste dell’informatica, le ricerche scaturite nell’alveo della “scienza cognitiva” si estesero, in primo luogo, alla pedagogia, connotata in senso scientifico e orientata prevalentemente all’apprendimento e all’istruzione. Sul terreno della ricerca psicopedagogica, determinanti sono stati i contributi di Piaget, Vygotskij (trattato nell’alveo della pedagogia marxista) e Bruner, mentre sul versante didattico di grande rilievo è stata la conferenza di Woods Hole del ’59 e i “teorici del curricolo”, per poi passare alle ricerche sulle “nuove tecnologie educative” che hanno avviato una rilettura della pedagogia in senso operativo e una rielaborazione in chiave tecnica, anche alla luce delle ricerche sulla cibernetica e sui feedback autocorrettivi.

Psicologia socioculturale e Marxismo

Pubblico alcuni miei vecchi e brevissimi appunti sul pensiero di Vygotskij. Risalgono al settembre del 2006 e li ho scritti in occasione del mio primissimo avvicinamento alla militanza politica, periodo che coincideva con un paio di esami di Psicologia dello sviluppo. Si tratta di un primo tentativo di analisi, che riporto qui per completezza, ripromettendomi di affrontare in futuro, in modo più approfondito, questi argomenti.