Appunti sul materialismo – prima parte

Pubblico la prima parte di una serie di quattro brevi relazioni di approfondimento sul materialismo. In questa sezione si cerca, brevemente, di tracciare un filo rosso che connetta la cesura fra materialismo e idealismo alla divisione del lavoro manuale da quello intellettuale, per arrivare successivamente a tratteggiare i punti essenziali della concezione materialistica della storia intesa, da un lato, come scienza ed epistemologia e, dall’altro, come prassi politica critico/trasformativa, progettuale e rivoluzionaria.

Una breve nota sulla dialettica conflitto/relazione

Pubblico questa brevissima nota sul conflitto nelle relazioni, frutto di alcuni brevissimi appunti presi in questi giorni dopo aver letto “Impegno e conflitto – Saggi di pedagogia problematicista” di Mariagrazia Contini e Antonio Genovese. Mi sono reso curiosamente conto, mentre affrontavo in particolare il saggio “Il conflitto, figura di problematicità esistenziale”, di come potessi rispecchiare esperienze molto personali nelle riflessioni del saggio. Un paio di conversazioni sull’argomento fatte durante la lettura mi hanno portato scrivere, di getto, un paio di appunti sull’argomento, che conto di poter riprendere in futuro in modo più approfondito.

Il perno epistemologico di qualsivoglia progettazione educativa e, al contempo, esistenziale, non può che risiedere nel principio della continuità dell’esperienza. Si tratta di una questione anzitutto epistemologica perché è nell’incremento quantitativo, in termini non lineari, delle esperienze dell’uomo nel mondo – ovvero, dell’attività pratica dell’uomo all’interno del proprio ambiente – e nei salti qualitativi ad esso dialetticamente correlati che si produce qualsivoglia forma di conoscenza.

Brevi appunti sulla concezione materialistica dello Stato

Pubblico alcuni brevissimi appunti che, a partire da alcuni spunti dell’Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Friedrich Engels, provino a chiarire il legame che, entro la concezione materialistica dello Stato, sussiste tra strutturazione statale, forme di proprietà, lavoro e organizzazione sociale. Nella comprensione dello Stato e del suo sviluppo l’analisi dello sviluppo umano, nella sua articolazione storica, ha un carattere decisivo. In questo sia Marx che Engels hanno dato un contributo su più fronti. Nel discorso specifico sullo Stato entra sicuramente lo studio di Engels sulla Dialettica della natura, ma ha più rilevanza lo studio sulle Forme di produzione precapitalistiche di Marx. Il testo di partenza, in questo caso, è L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Engels.

Una scuola orientata alla padronanza in una società incrementale

Un’azione pedagogica concreta, deve necessariamente porsi il problema di come delineare obiettivi formativi che, a partire da condizioni reali – dal “fattore oggettivo”-, divengano momenti transitori di un progetto vero e proprio. Necessariamente, si tratterà di un progetto complesso e non lineare. Complesso, perchè deve farsi carico dell’individuo. Non lineare, perchè ogni attività progettuale, in particolare se pedagogicamente orientata, non può agire esclusivamente in virtù di presupposti pre-determinati (anche se, necessariamente, la formulazione di obiettivi è ineludibile), poiché deve contemplare le dinamiche evolutive che, passo dopo passo, scaturiranno da un processo co-costruito in un con-testo. Perdere questo passaggio, che porta a sottostimare il processo per esaltarne esclusivamente il prodotto, è una patologia epistemologica che riflette alcune disfunzioni sistemiche nell’atto d’interpretazione del reale (e che riflette, ancora prima, le contraddizioni stesse del reale, all’interno delle proprie dinamiche culturali ed economiche; queste ultime, in ultima analisi, determinanti): si tratta, essenzialmente, del riduzionismo, della logica formale posta alla base della linearità del pensiero, e della frattura tra teoria e prassi.

“Consolatio” o “Praxis”? Riflessioni di filosofia morale

Pubblico alcuni appunti critici, preparati in occasione di un esame di filosofia morale, al secondo anno di Scienze Pedagogiche. Il programma, che ha come cornice “La banalità del Male” di Hannah Arendt, si snoda attraverso il “Gorgia” di Platone, il “De Magistro” di Agostino, e il “De Consolatione Philosophiae” di Boezio. In queste brevi riflessioni, ho provato a delineare una linea di continuità tra il pensiero degli autori, fondata sul soggettivismo e, in ultima analisi, sull’approccio idealista, nella morale, nella conoscenza, e più in generale nell’analisi della società.

Coscienza e materia in Henri Bergson

Questa breve riflessione è incentrata sul tratto fondante la filosofia di Bergson, trasversalmente ai suoi scritti più significativi. Nonostante il filosofo francese abbia tentato di aggirare, in “Materia e Memoria” del 1896, la dicotomia tra idealismo e materialismo, intraprendendo una sorta di “via intermedia” che indicasse gli errori interpretativi di entrambi gli approcci, tuttavia la relazione tra coscienza e materia è centrale nella sua analisi, dal “Saggio sui dati immediati della coscienza” del 1889 fino a “Le due fonti della morale e della religione” del 1932. In questi brevi appunti cercherò di delineare il percorso filosofico di Bergson, dal dualismo cartesiano dei primi scritti fino al monismo dai tratti mistici a cui approdò nelle opere più tarde, con l’intento di delinearne il carattere intrinsecamente idealista, e parimenti di chiarire il carattere ontologico della materia come tratto ineludibile del reale.

Il Materialismo Dialettico e la Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche

Una breve analisi, parte dell’esame in Filosofia Teoretica/delle Arti e dei Processi Simbolici (Scienze Pedagogiche), che tenta di elaborare una rilettura, in chiave marxista, della teoria epistemologica di T.Kuhn. In che modo si può leggere ed approfondire l’intuizione kuhniana dell’analogia tra rivoluzioni scientifiche e rivoluzioni sociali? E, più in generale, tra scienza e società? Quali sono le implicazioni politiche che scaturiscono da tale analogia?

Perchè siamo marxisti (Alan Woods – Tratto da www.marxismo.net)

Il materialismo dialettico è una visione dinamica della comprensione del funzionamento della natura, della società e del pensiero. Lungi dall’essere un’idea superata del 19° secolo, è una visione straordinariamente moderna della natura e della società. La dialettica elimina il modo fisso, rigido, senza vita di guardare alle cose, caratteristica della vecchia scuola meccanica della fisica classica. Essa dimostra che in determinate circostanze, le cose possono trasformarsi nel loro contrario. Sfruttando il potenziale colossale della scienza e della tecnologia, liberandoli dal giogo mostruoso della proprietà privata e dello stato nazionale, sarà possibile risolvere tutti i problemi che opprimono il mondo e lo minacciano di distruzione. La vera storia umana comincerà solo quando gli uomini e le donne avranno posto fine alla schiavitù capitalista e mosso i primi passi verso il regno della libertà.

Gli orientamenti del ’69 e il “nuovo indirizzo” di Bruno Ciari

Quarta parte degli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal testo di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
La seconda metà degli anni ’50 pone le basi per il cosiddetto “miracolo economico”, che vede il suo culmine proprio nel ’60 e che si sviluppa, rispondendo alle forze irrazionali del libero mercato, provocando fortissimi scompensi strutturali ed enormi contraddizioni sociali, contrariamente alle previsioni del piano Vanoni (’54). Lo sviluppo industriale provoca forti cambiamenti nell’organizzazione della vita sociale, con la maggiore presenza di manodopera femminile, espulsa dal processo produttivo nell’immediato dopoguerra, e una trasformazione che investe anche i consumi culturali e la più complessiva organizzazione sociale.