Gli orientamenti del ’69 e il “nuovo indirizzo” di Bruno Ciari

Quarta parte degli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal testo di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
La seconda metà degli anni ’50 pone le basi per il cosiddetto “miracolo economico”, che vede il suo culmine proprio nel ’60 e che si sviluppa, rispondendo alle forze irrazionali del libero mercato, provocando fortissimi scompensi strutturali ed enormi contraddizioni sociali, contrariamente alle previsioni del piano Vanoni (’54). Lo sviluppo industriale provoca forti cambiamenti nell’organizzazione della vita sociale, con la maggiore presenza di manodopera femminile, espulsa dal processo produttivo nell’immediato dopoguerra, e una trasformazione che investe anche i consumi culturali e la più complessiva organizzazione sociale.

Cenni sul pensiero di Rosa Agazzi e Maria Montessori

Seconda parte degli appunti di “Storia culturale dell’educazione”, a partire dal manuale di Enzo Catarsi “L’asilo e la scuola dell’infanzia”.
Nel 1898 si svolge il primo congresso pedagogico, in cui sia Rosa Agazzi che Maria Montessori presentarono due importanti relazioni. In tale congresso, non si parlò di aportismo. La relazione di Rosa Agazzi, allieva di Pietro Pasquali (che aveva introdotto a Brescia il metodo aportiano), riflette il pensiero del maestro e propone una rilettura del froebelismo, salvandone le parti migliori e criticandone le degenerazioni; la critica alle maestre, accusate di storpiare entrambi i metodi, è molto forte, così come è deciso l’attacco alla partigianeria del pensiero italiano che avrebbe, secondo la Agazzi, ostacolato il diffondersi del froebelismo. La critica è quindi rivolta all’uso passivo delle intuizioni di Froebel, e attraverso tale processo di rilettura l’educatrice bresciana non si limita a riproporre stilemi classici, ma presenta in sostanza il proprio pensiero, andando oltre lo stesso Froebel. Se nel froebelismo indica come errori il misticismo e l’eccessiva sedentarietà degli esercizi, ne mette in luce però la valorizzazione della spontaneità e dell’individualità di ogni singolo bambino, oltre che l’approccio generale aperto e mai concluso. E’, in sostanza, lo spirito del sistema ad essere potenzialmente la base di qualsiasi sistema educativo.

Educazione e Rivoluzione: Cenni di pedagogia marxista

Sulla scorta dei presupposti filosofici del materialismo dialettico, i cardini generali dell’orientamento pedagogico marxista possono essere rinvenuti in un collegamento dinamico e dialettico tra educazione e società e tra teoria/prassi pedagogica e teoria/prassi rivoluzionaria, sia da un punto di vista analitico (poiché ogni ideale formativo non può essere considerato come svincolato nè dal sostrato socio-economico su cui si articola, né dalle pressioni ideologiche della classe dominante), che di prospettiva d’azione, organicamente interconnessa all’emancipazione dell’uomo sul piano individuale e sociale e, pertanto, ad una formazione “onnilaterale” e integralmente umana che sia strumento rivoluzionario, di liberazione rispetto a qualsivoglia forma di subalternità ed alienazione.

La pedagogia di Don Milani

Don Lorenzo Milani (1923-1967), nel pieno delle istanze espresse dal Vaticano II, con “Lettera a una professoressa” dato alle stampe nel giugno del ’67 accusò frontalmente la scuola pubblica, classista e discriminatoria, e propose una forma di istruzione alternativa che cercasse di essere, realmente, “di tutti”. Il parroco di Barbiana seppe correttamente individuare nella scuola un carattere selettivo (anche nell’uso distorto della valutazione, nell’alveo di una critica serrata ad una scuola selettiva che si dichiarava democratica “in entrata”, ma che risultava selettiva e discriminatoria “in uscita”), e un ruolo parziale, spesso elitario; da qui, le proposte alternative per una scuola senza “bocciature”, con un’introduzione flessibile del tempo pieno, e soprattutto che fosse in gradi di fornire una prospettiva ai ragazzi, che partecipano attivamente al percorso formativo.

La scuola come contesto e come progetto

Seconda parte degli appunti tratti da “Relazioni Cooperative a Scuola” di Liliana Dozza. Storicamente si sono scandite due antinomie classiche, alla base di profonde problematiche insite nella relazione insegnamento-apprendimento, fondate sul binomio autorità/libertà e su quello io/gruppo.

Il gruppo come soggetto-oggetto-metodo

Prima parte degli appunti sull’apprendimento cooperativo, a partire dal testo di Liliana Dozza “Relazioni Cooperative a Scuola”.
Si può parlare di gruppo, inteso nella doppia accezione di soggetto d’azione e di processo, solo nella misura in cui tale entità (che di per sé non è né fisica, né psicologica) è riconosciuta dai propri componenti come prodotto delle proprie percezioni soggettive, delle proiezioni creative, degli investimenti emotivo-affettivi e cognitivi, e delle riflessioni dei componenti stessi su tali processi.

Cenni di pedagogia cognitivistica

A partire dalla rivoluzione cognitivistica degli anni cinquanta e i contributi psicologici di Bruner, le ricerche linguistiche di Chomsky e le conquiste dell’informatica, le ricerche scaturite nell’alveo della “scienza cognitiva” si estesero, in primo luogo, alla pedagogia, connotata in senso scientifico e orientata prevalentemente all’apprendimento e all’istruzione. Sul terreno della ricerca psicopedagogica, determinanti sono stati i contributi di Piaget, Vygotskij (trattato nell’alveo della pedagogia marxista) e Bruner, mentre sul versante didattico di grande rilievo è stata la conferenza di Woods Hole del ’59 e i “teorici del curricolo”, per poi passare alle ricerche sulle “nuove tecnologie educative” che hanno avviato una rilettura della pedagogia in senso operativo e una rielaborazione in chiave tecnica, anche alla luce delle ricerche sulla cibernetica e sui feedback autocorrettivi.

John Dewey: tra attivismo, pragmatismo e democrazia

Nell’ambito della ricerca pedagogica e della prassi educativa di stampo attivistico, si inserisce a pieno titolo John Dewey (nato nel 1859 e studente, alla Johns Hopkins University, con Stanley Hall e Charles Peirce), immerso nella prospettiva della scuola nuova e capace di individuarne criticamente i limiti e i punti di forza, oltre che sensibile al ruolo politico democratico, qui nel senso di democratico-borghese e liberale del termine, della pedagogia e dell’educazione. Dewey fu inoltre esponente di spicco del pragmatismo americano, declinato in senso strumentalista proprio in virtù del carattere attivo dell’individuo, la cui attività intellettuale è strumento di elaborazione dell’esperienza, in una realtà che ha un carattere dinamico e, appunto, pratico.