Dialectical Outlook // About me

In Dialectical Outlook sono racchiusi, essenzialmente, due significati.

Il primo rimanda a una rete concettuale che incorpora la tensione rivoluzionaria, la necessità di una prospettiva epistemologica materialista, l’urgenza della presa di coscienza di sè e degli altri. E’ una rete che tiene insieme le contraddizioni sociali e la pedagogia, le prospettive politiche e la formazione dell’uomo, la natura e la storia, la teoria e la prassi.

Il secondo è lo scopo di uno sguardo dialettico sul reale. Voglio utilizzare questo piccolo spazio per riflettere, fare un po’ d’ordine tra gli appunti e tentare di mettere su carta quella rete di strumenti che mi è utile per interpretare le cose. Una rete che che viaggia trasversalmente ai miei studi di Psicologia, Scienze Pedagogiche e Scienze Umanistiche tramite il materialismo storico/dialettico, la prassi politica quotidiana e gli spunti che si propongono ogni giorno. Collegare e interpretare questi nodi è, in sostanza, il senso di questo piccolo spazio.

Buona lettura!

Alessandro – Dialectical Outlook

Sino a quale grado di padronanza di sé giungerà l’uomo del futuro è difficile prevedere, come è difficile prevedere a quale altezza porterà la propria tecnica. La costruzione sociale e l’autoeducazione psicofisica diverranno i due aspetti di un processo solo. Le arti: l’arte della parola, l’arte teatrale, le arti figurative, la musica, l’architettura forniranno a questo processo una forma ottima. Per dir meglio: l’involucro di cui si rivestirà il processo dell’edificazione culturale e dell’autoeducazione dell’uomo comunista svilupperà nella misura più straordinaria tutti gli elementi più vitali delle arti odierne. L’uomo diverrà incomparabilmente più saggio, più forte, più acuto. Il suo corpo si farà più armonico, i suoi movimenti più ritmici. La sua voce più musicale; le forme dell’essere acquisteranno una dinamica rappresentatività. La media dell’umanità sarà al livello di un Aristotele, di un Goethe, di un Marx: Oltre queste altezze si eleveranno nuove vette”. (Lev Trotskij, “Letteratura e Rivoluzione“)