Appunti – Presentazione della mozione “Sinistra, Classe, Rivoluzione”

Olivier Daaram Jollant - Sky & Clouds

Olivier Daaram Jollant – Sky & Clouds

Pubblico alcuni brevi appunti di presentazione del II documento al IX congresso del Partito della Rifondazione Comunista. Il documento originale, “Sinistra, Classe, Rivoluzione”, può essere letto interamente qui:

http://www.marxismo.net/9d-congresso/sinistra-classe-rivoluzione-mozione-due

Una sintesi del documento è disponibile qui:

http://www.marxismo.net/9d-congresso/sintesi-della-mozione-due-sinistra-classe-rivoluzione

1) Arriviamo a questo congresso con un senso di smarrimento. Manca una struttura, manca un’organizzazione, è in atto un processo di spoliticizzazione a tutti i livelli e le difficoltà finanziarie ci portano a rimanere invischiati in un certo elettoralismo senza reale fondamento. E’ quindi una situazione complessa per noi. Ma è importante che guardiamo alla situazione in termini ampi (come diceva Engels, dobbiamo stare attenti a non guardare solo l’albero, altrimenti ci dimentichiamo della foresta) per capire come fare per riorganizzarci e intervenire in una situazione (tragica) che presenta anche diverse opportunità. La crisi internazionale è ben più di una semplice crisi di sovrapproduzione: lo è, ma è strutturale, è cronica e determina gli assetti complessivi del capitalismo, degli Stati nazionali e dei rapporti di forza tra le classi. Non dobbiamo mai dimenticarci di questi aspetti, soprattutto alla luce di fermenti rivoluzionari in tutto il mondo arabo (ove il punto di partenza non è mai culturale e religioso ma, sempre, economico e politico: riguarda il lavoro, i diritti, le sperequazioni sociali) e di uno sviluppo del conflitto di classe in Europa (Grecia, Spagna, Portogallo, Francia, Cipro, Islanda…) che ha portato le forse della sinistra a porsi alcuni problemi fondamentali, primo fra tutti come orientarsi nei confronti della propria classe di riferimento: cioè, quali punti porre all’ordine del giorno.

2) In questo congresso, quindi, dobbiamo anche noi porci questo problema e porre alcuni punti all’ordine del giorno. Non c’è alcun interesse da parte nostra nello spostare equilibri. Quello che è davvero importante è proporre una prospettiva politica da discutere con i compagni per essere all’altezza dei compiti che dobbiamo assolvere come forza comunista e rivoluzionaria, sulla base della situazione oggettiva e delle forze in campo.

3) Noi ci prendiamo la piena responsabilità delle nostre proposte e della nostra linea, che vede il congresso del partito a) entro un alveo di liquidazione di fatto (spoliticizzazione, frantumazione, assenza di una linea nazionale unitaria) b) che è anche e soprattutto causata dell’irresponsabilità del gruppo dirigente che, se critica le proprie scelte, lo fa fuori tempo massimo per poi riproporre le solite linee “unitarie”. Qui bisogna essere chiari. Se la linea unitaria significa stilare analisi radicali della situazione oggettiva che si risolvano, poi, nella ricerca di accordi per la rappresentanza, questo significa una cosa sola: commettere il medesimo errore fatto in questi anni, ridurre ulteriormente la nostra funzione sociale, perdere ulteriormente quel poco di credibilità che già abbiamo perso in questi anni agli occhi dei lavoratori e dei giovani.

4) Quello che dobbiamo fare è organizzare un intervento rivolto ai settori più attivi e militanti del nostro partito e all’esterno del PRC, ma per far questo occorrono almeno tre elementi fondamentali: un riarmo ideologico, un’organizzazione, l’autofinanziamento. a) la formazione teorica è indispensabile per noi e non è mai né un vezzo accademico né un modo per stare con le mani in mano a discutere senza “concludere nulla”: la formazione teorica è strettamente collegata alla pratica, è l’unico strumento che abbiamo per saper leggere correttamente la realtà per potervi intervenire e, da comunisti, trasformarla. Senza un corretto riarmo ideologico non potremo mai formare compagni in grado di intervenire nelle vertenze, di dirigerle, di essere un punto di riferimento. La cura dell’aspetto qualitativo deve essere il perno della nostra organizzazione: senza buone idee e una corretta formazione non potremo andare lontano, nemmeno con il più acceso volontarismo. b) un’organizzazione chiara, razionale e capillare dell’intervento è ciò che ci serve per tradurre in pratica le nostre idee. Non possiamo nasconderci che questo aspetto manchi ormai da troppo tempo in questo partito e che tutto venga lasciato alla libera (e spesso lodevole, questo non va mai messo in discussione) iniziativa dei compagni. Ma una linea d’intervento comune sulle questioni essenziali (che linee discutere con i compagni che fanno attività sindacale? che linea studentesca tenere per l’intervento in scuole e università? Come organizzare l’intervento costante nelle piazze?) è uno strumento pratico indispensabile perché i compagni sappiano di non disperdere invano le proprie energie e, soprattutto, di sentirsi parte di un’organizzazione che non è solo un “partito d’opinione”, un “partito della sinistra d’alternativa”, ma un partito comunista che punta alla trasformazione della società in senso socialista. c) senza autofinanziamento a tutti i livelli saremo sempre dipendenti da altro nelle nostre scelte politiche, in particolare dai finanziamenti pubblici, ovvero da precise scelte politiche che, nei momenti decisivi, entrano in contraddizione con quelle che dovrebbero essere le nostre posizioni. Questo è ciò che la storia più o meno recente ci insegna. E allora, per questo motivo, dobbiamo passare al punto centrale di questa discussione:

5) In Italia manca una forza politica che sia riconosciuta come espressione del mondo del lavoro. E una forza di questo tipo non si improvvisa, né si costruisce per puro volontarismo dei compagni, fossero anche i compagni migliori. E’ una proposta in cui il nostro partito può entrare a pieno titolo, con la propria militanza, con le proprie forze, seppur frammentate e all’interno di un quadro della sinistra altrettanto frammentato eppure presente. Questo è il punto che ci dobbiamo porre e che si sono posti formazioni della sinistra come Syriza o il Front de Gauche. Questa proposta è il Partito di Classe, ma lo possiamo chiamare anche diversamente, qui non importano i formalismi. Il punto è la sostanza di questa prospettiva, che è sia estranea a giochi aritmetici (pura somma di forze politiche), sia a litigi su quale personalità appoggiare in una determinata fase, sia soprattutto al posizionamento elettorale che conduce, inevitabilmente, alle tanto detestabili “scelte obbligate” che obbligate non lo sono mai e che, però, ci hanno portato fino a questo punto. La battaglia per il partito di classe è, in sostanza, una battaglia per l’egemonia di una forza politica espressione della nostra classe, del mondo del lavoro, cioè la battaglia per una forza politica di sinistra che si ponga in antitesi ai governi e ai programmi di unità nazionale e che si ponga in contatto con i settori più combattivi del nostro Paese, sempre con uno sguardo ampio, complessivo e internazionale.

6) Serve quindi un programma. Cioè, serve una discussione franca e onesta sul riformismo. Perché anche in questo caso non bisogna prendersi in giro ed è quanto mai necessario spiegare che, di scorciatoie, non ce ne sono. Parlare di misure d’emergenza, di allarme democratico, di necessarie riforme di sostegno al lavoro, può essere utile e lodevole soltanto se sappiamo proporre delle riforme che a) si colleghino alle reali necessità dei lavoratori, che cioè sappiano dare risposte coerenti al degrado che la crisi porta nella vita della classe operaia, ma che b) abbiano in sé stesse la prospettiva dell’alternativa sociale. Questo è ciò che divide la sinistra riformista, pronta a capitolare davanti alle richieste strutturali del capitalismo, da una forza come la nostra che, invece, il capitalismo vuole superarlo. In sostanza quello che serve è un programma di transizione da una società a un’altra, un programma che lasci da parte tutti i discorsi su programmi minimi e massimi e che si ponga il problema urgente e oggettivo degli interessi della classe operaia. Nella seconda mozione, cioè nella bozza di discussione che vi sottoponiamo, abbiamo riportato alcuni punti. Accenniamo qua solo a due questioni essenziali: il problema dell’Euro e quello delle Nazionalizzazioni.

7) Da tempo sentiamo parlare di come la sinistra vuole affrontare gli accordi UE, la rinegoziazione del debito, la moneta unica. Dentro o fuori dall’Europa?, ci chiedono in tanti. Noi dobbiamo saper rispondere chiaramente che la domanda, in questi termini, è mal posta, specialmente in un’economia che ha dimostrato, dopo il default di Cipro in particolare, che un euro cipriota non equivale a un euro di un altro paese europeo. Il punto è: quale classe detiene le leve dell’economia nell’Europa unita? La nostra lotta è una lotta internazionale è per il non pagamento del debito (detenuto perlopiù da banche estere e mantenuto tale per profitto privato) e per il controllo di lavoratori e utenti delle leve principali dell’economia e della finanza, e qui veniamo al secondo punto:

8) Troppo spesso sentiamo parlare di nazionalizzazioni “sane” che altro non sono che privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Eppure, se si propone che le nazionalizzazioni vadano a beneficio di tutta la società, cioè dei lavoratori, si grida allo scandalo. Questo è normale, perché una nazionalizzazione vera non è né più né meno di una riforma, e nemmeno particolarmente avanzata, ma ha il merito qualitativo di vedere i lavoratori, gli utenti, i comitati della cittadinanza e i delegati del sindacato nella gestione diretta e partecipata. Cioè, vede il controllo operaio come proprio elemento discriminante. Noi dobbiamo fare perno proprio su questi punti sia per farci capire dai lavoratori che per essere incisivi nella società. All’interno, lo ripetiamo, di un progetto, quello del Partito di Classe, che dobbiamo perseguire orientando le nostre forze non più verso gli equilibri elettorali fuori tempo massimo, ma verso il conflitto che viviamo tutti i giorni nei nostri contesti di vita e di lavoro.

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