Brevi appunti sulla concezione materialistica dello Stato

Piotr Krol (Bax) - Lonesome

Pubblico alcuni brevissimi appunti che, a partire da alcuni spunti dell’Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Friedrich Engels, provino a chiarire il legame che, entro la concezione materialistica dello Stato, sussiste tra strutturazione statale, forme di proprietà, lavoro e organizzazione sociale.

Nella comprensione dello Stato e del suo sviluppo l’analisi dello sviluppo umano, nella sua articolazione storica, ha un carattere decisivo. In questo sia Marx che Engels hanno dato un contributo su più fronti. Nel discorso specifico sullo Stato entra sicuramente lo studio di Engels sulla Dialettica della natura, ma ha più rilevanza lo studio sulle Forme di produzione precapitalistiche di Marx. Il testo di partenza, in questo caso, è L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Engels.

Perché Famiglia – Proprietà Privata – Stato? C’è un parallelismo, così come tra sviluppo scientifico, sviluppo sociale ed evoluzione biologica.

Perché Morgan? Lo studio antropologico diventa essenziale per poter raccogliere i dati e comparare le ricerche sulle modalità di vita e organizzazione sociale delle popolazioni in periodi storici diversi. In questo l’analisi di Morgan – Engels è essenziale. Si riprende poi Bachofen perché dà la misura di quanto sia scorretto un approccio idealistico alla questione (si veda lo Stato come ipostasi del reale – o riflesso dell’idea etica – in Hegel). Il suo contributo pionieristico resta, tuttavia, innegabile e non viene sottostimato,

Morgan suddivide lo sviluppo umano in tre grandi fasi (selvaggio, barbarie, civiltà) stratificate al loro interno in tre passaggi (inferiore, medio, superiore).

Con Gens s’intende una forma organizzativa che ha i tratti del comunismo primitivo e che è legata alla fase inferiore della barbarie, ovvero a quella fase in cui l’uomo si stacca dalla completa necessità e inizia a utilizzare, pur rudimentalmente, la natura per i propri scopi. L’uomo e la donna possiedono i propri mezzi, gestiscono con la gens mezzi comuni e hanno strutturazioni famigliari peculiari (in estrema sintesi, maggiormente cooperative e paritarie entro cornici relazionali più aperte, comprensive e dinamiche). Le tre grandi divisioni del lavoro che portano la barbarie a dissolversi nella civiltà apportano cambiamenti decisivi nella struttura della gens e nella strutturazione sociale. Le prime due sono quella della divisione delle tribù dedite alla pastorizia dalle altre (fase in cui si inizia a fondere il metallo) e quella della divisione fra artigianato e agricoltura. Entrambe sono fasi che portano cambiamenti economici esterni alla famiglia al loro interno, strutturandone la forma e i contenuti. Si basano sul surplus (lo sviluppo delle forze produttive punta alla produzione di beni in misura superiore alle necessità contingenti) ma la forma di proprietà resta, prevalentemente, collettiva. Una prima forma di Stato si abbozza quindi nella misura in cui si forma una casta (prevalentemente sacerdoti e guerrieri) che orienta e difende la produzione (irrigazione, agricoltura…). Lo schiavismo è una delle prime grandi forme di divisione sociale (connessa alla guerra) per lo sviluppo dei mezzi produttivi in epoca antica e avrà un grande sviluppo nel modo di produzione asiatico.

La casta (legata al privilegio politico) non è ancora una classe vera e propria ma è una classe in nuce: è la categoria privilegiata che si appropria del sovraprodotto sociale (in valori d’uso dal momento che la proprietà è ancora collettiva) e che difende questo privilegio con una prima forma statale. E’ la forma di produzione asiatica, una sorta di passaggio intermedio tra l’organizzazione gentilizia classica e lo Stato diviso in classi (in estrema approssimazione). Ovviamente, tale modo di produzione ha avuto esiti e forme molto diversi nella storia.

La classe (legata al privilegio sulla proprietà) può determinarsi in quanto tale solo se inserita entro la cornice dei rapporti di produzione in una determinata epoca. Lo sfruttamento già presente nel modo di produzione asiatico unito a uno sviluppo maggiore delle forze produttive porta a una terza ulteriore divisione del lavoro: quella dei mercanti, mediatori tra produttori diversi anche se non implicati nei processi produttivi. I processi implicati sono, tra gli altri: moneta, culto del denaro, usura, ipoteca, proprietà fondiaria, crisi commerciali periodiche. La proprietà, da collettiva, diviene sempre più privata perché, in quella fase storica, diventa facilitatrice dello sviluppo dei mezzi produttivi. Con i mercanti la produzione diventa definitivamente finalizzata allo scambio e, quindi, alla produzione di valori di scambio, che conservano il valore d’uso (subordinandolo) pur conservandolo (perché è ineliminabile).

Lo Stato è quindi legato alla proprietà privata e, nel percorso che porta alla sua strutturazione, apporta sconvolgimenti determinantii nella famiglia (si vedano le forme di patriarcato e il mutamento della famiglia legate al possesso privato dei mezzi produttivi, concentrati nelle mani dell’uomo). Con la divisione in classi occorre uno Stato che apparentemente si ponga come mediatore super partes ma che, in realtà, una parte la prenda eccome: quella delle classi dominanti. I fenomeni principali correlati risultano, quindi: distaccamento di uomini armati; prigioni; tasse; debito pubblico. Si tratta di elementi sconosciuti alla comunità gentilizia. Lo Stato è, altresì, legato alla proprietà privata poichè una proprietà collettiva non avrebbe bisogno di una forma sociale di questo tipo.

Una brevissima nota sul legame indissolubile tra lavoro, conoscenza e coscienza: in questo legame risiede l’essenza della teoria del valore-lavoro, inestricabilmente legata alla teoria della conoscenza e alla sintesi fra teoria e prassi volta all’emancipazione rivoluzionaria dell’uomo. In questo legame risiede, altresì, il fondamento per un programma di transizione che miri al superamento dello stato di cose presente e, quale finalità politica intrinseca ad esso, la pianificazione cosciente, democratica e razionale dello sviluppo economico. Tale sviluppo socio-economico risponde a leggi necessarie che l’uomo, nell’agire nel mondo, può conoscere. Finora su tali leggi l’uomo non ha imposto la propria consapevolezza. Ma, sttoricamente, la proprietà privata ha esaurito il suo ruolo storico. Occorre prendere coscienza delle leggi che regolano questo sistema – ovvero prendere coscienza della propria vita ri-appropriandosene – quale processo per rendere l’uomo non solo cosciente oggettivamente (in virtù del proprio sviluppo co-evolutivo con il mondo) ma, soprattutto, soggettivamente.

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