Presentazione mozione II – VIII congresso PRC – Appunti preparatori

lavender sunrise - antony spencer

Pubblico gli appunti preparatori per la presentazione della seconda mozione (Per un Partito di Classe) all’VIII congresso del PRC, nella federazione di Reggio Emilia.

L’ottavo congresso del PRC si svolge in concomitanza con un’accelerazione di fenomeni sociali, economici e politici su scala nazionale ed internazionale.

Sentiamo la necessità di elaborare un’alternativa credibile che ci permetta di far fronte a questi sconvolgimenti, fornendo ai compagni una prospettiva di lavoro concreta.

Tale dibattito deve investire, con tutta la sua urgenza, il partito, in particolare nella sua fase congressuale che ne rappresenta il massimo momento democratico.

Questo discorso è centrale per noi, per Rifondazione, ovvero per un partito che condensa la migliore avanguardia di questo paese, che attira gli attivisti migliori, e che deve di conseguenza riuscire ad organizzarne l’intervento tanto a livello teorico quanto pratico.

Il senso del secondo documento è duplice:

Da un lato, si pone come documento alternativo perché, come tanti compagni, riteniamo che fare correzioni al documento unitario non sia il punto reale della discussione: qui proponiamo un modello di partito diverso da quello che propone la maggioranza, strutturalmente differente, e per questo motivo lo avanziamo come piattaforma di discussione franca e onesta a tutti i compagni tanto ora, nel congresso, quanto domani, a congresso concluso; il senso del documento risiede nell’essere motivo di confronto aperto su questioni d’analisi, di azione ed organizzazione, che ci veda discutere ampiamente ora, e organizzare tutti insieme il lavoro già da domani mattina, in modo unitario e partecipato. Se l’omogeneità e l’unità politiche (quando autentiche e non imposte con mezzi burocratici) sono obiettivi da perseguire per un partito comunista, l’unica unità possibile si può produrre solo con un confronto aperto e franco tra compagni che hanno anche posizioni differenti, ma che poi, democraticamente, scelgono l’opzione da perseguire e la applicano in modo compatto fino alla riunione successiva. L’unità certo non si costruisce quando sono i vertici ad unirsi e a calare dall’alto le proprie direttive (come per l’arcobaleno o per la federazione della sinistra), ma quando sono i compagni a discutere e a costruire le piattaforme d’intervento.

Dall’altro, avanza il concetto estremamente concreto del Partito di Classe come cristallizzazione di numerose questioni centrali tanto per qualificare il nostro intervento in modo efficace, quanto per dare ai compagni gli strumenti per fare un lavoro politico quotidiano tastandone sul campo i risultati.

Il legame con la nostra classe: da qui la necessità di un partito che ne sia espressione diretta, di un partito che scelga come interlocutori non i vertici delle organizzazioni politiche e sindacali, ma i lavoratori, le rsu, gli studenti in lotta. Un partito che si sappia immergere nel conflitto che si produce quotidianamente nella società e che avanzi un lavoro di costruzione paziente nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, un partito che sia presente nelle piazze. Un partito di Pomigliano, di Fincantieri, dell’Irisbus, del Clazocer, della GFE, dell’università occupata di Reggio. Insomma, un polo d’alternativa che si configuri come punto di riferimento per i lavoratori e per gli studenti. Questo pone una discriminante molto chiara: per noi la rappresentanza istituzionale non è il fine dell’agire politico. In piena antitesi con l’intervista di Diliberto al Fatto e con le ipotesi ventilate dai dirigenti che hanno varato il primo documento, per noi la rappresentanza istituzionale è una cassa di risonanza essenziale, ma solo se il partito è radicato e presente nei territori. Solo se, ovvero, può garantire, attraverso un radicamento operaio e studentesco forte e combattivo, di saper organizzare un’opposizione sociale degna di tal nome, che dia piena legittimità e concretezza ai nostri rappresentanti politici nelle giunte e in parlamento. Si dica poi, di sfuggita, che qualsivoglia ipotesi di fronte democratico, ventilata dal primo documento, per battere Berlusconi è stata cacciata in soffitta dalla storia. Berlusconi viene deposto dalla Bce e il PD entra mani e piedi in un governo di transizione legato indissolubilmente agli interessi del grande capitale. E’ quello il nostro interlocutore privilegiato??

Una prassi per l’unità: su questo bisogna essere molto chiari. Così come noi proponiamo di perseguire quel tipo di unità all’interno, così dobbiamo saperla porre all’esterno, ponendo una forte discriminante politica di classe. Noi non vogliamo che il partito si isoli, tutt’altro. Vogliamo che il partito trovi le proprie forze là dove si produce la conflittualità e la criticità più forti. Parliamo della Fiom (e non delle burocrazie di Lavoro e Società, a cui il nostro partito continua a legarsi in modo estremamente contraddittorio), di un settore del sindacalismo di base, dei compagni che partecipano ai movimenti per i beni comuni e contro la TAV, in un settore delle scissioni a sinistra del PRC, nel movimento in difesa della scuola pubblica. Perseguire l’unità con queste forze non significa farne una sommatoria, ma individuare nel conflitto di classe il fulcro per la loro unità su una piattaforma rivendicativa concreta. Il 16 ottobre 2010 dimostra proprio questo. Se, invece, continuiamo a sbracciarci rincorrendo un nuovo centrosinistra, continueremo a gettare alle ortiche quella che deve essere la nostra indipendenza di classe infangandola e infangando con essa la nostra autorevolezza gli occhi di quei compagni che conducono determinate battaglie e che poi, a causa delle politiche portate avanti dal PD, vedono traditi i propri intenti (Tav, acqua…). Questo ovviamente non significa comportarsi in modo settario con elettori e simpatizzanti del PD, di SEL,di Di pietro, di Grillo. Con questi compagni di base dobbiamo avere un atteggiamento fraterno, volto a spiegare pazientemente le contraddizioni che lacerano i loro partiti e ad avanzare la proposta del Partito di Classe.

Un programma di transizione. Dove risiede il carattere centrale della nostra proposta? Nel superamento della concezione di un programma minimo e di uno massimo, concezione buona semmai per dare ai compagni un orizzonte fittizio in cui inquadrare tante piccole riforme interne alle compatibilità del sistema capitalistico. Quello che proponiamo è un programma transitorio, che immerso all’interno della situazione sociopolitica ed economica complessiva e collegandosi ai livelli di coscienza in campo, proponga interventi e riforme che si intreccino direttamente al superamento di un sistema ormai vetusto come il capitalismo. Per entrare nel concreto su due temi molto sentiti: una costituente dei beni comuni, così come proposta nel primo documento, ha un significato non in quanto tale (così come le brigate di solidarietà o i gap), ma solo se pone le basi per la creazione di un fronte più ampio di lotta per la ri-pubblicizzazione dei settori privatizzati negli ultimi vent’anni, promuovendo forme di controllo operaio sulle aziende pubbliche e sulle reti strategiche (come l’acqua). Per il debito pubblico, allo stesso modo, dobbiamo essere chiari con i compagni: se c’è una cosa che il debito dimostra, è che il sistema capitalista fondato sul libero mercato si avvolge in una contraddizione insanabile, ovvero quella di dover mantenere il debito come fonte di guadagno privato da parte del grande capitale. Noi non possiamo che sostenere a gran voce che “Noi il debito non lo paghiamo”, ma delle due ipotesi, l’una: o non paghiamo il debito all’interno del capitalismo (e quindi, domani non un soldo uscirà dal bancomat), oppure ne mettiamo in discussione le fondamenta, a partire dal concetto di proprietà, e avanziamo con forza la riforma (perché di riforma si tratta) di blocco dei licenziamenti e di nazionalizzazione degli istituti di credito e delle aziende in crisi, sotto il controllo dei lavoratori. Qui risiede l’essenza del programma di transizione, e il senso ultimo del Partito di Classe.

Infine, una questione organizzativa. Noi pensiamo che il partito debba essere strumento dei propri militanti, che ad ogni livello sia controllabile da tutti i compagni e dal quale i compagni traggano un motivo di crescita personale e collettiva, all’interno del conflitto che si produce ogni giorno. In altri termini:

Da un lato, democrazia a tutti i livelli e salario operaio ad ogni livello istituzionale, con l’introduzione di un autofinanziamento politico che ci permetta di essere autonomi nelle nostre proposte, e che ci permetta di fare discorsi politici sensati che non riguardino solo i finanziamenti pubblici in caso di elezione di deputati. In tal caso, saremmo solo un cartello elettorale, buono semmai per fare la ruota di scorta del PD all’interno del bipolarismo, senza mai diventare una forza realmente alternativa.

Dall’altro, la riscoperta di un partito in cui i compagni periodicamente si confrontano, affrontando insieme tematiche tanto teoriche e di analisi politica, quanto di concreto intervento militante nel cuore delle vertenze e all’interno dei propri luoghi di lavoro e di studio. Un Partito di Classe che sia, nei fatti, democratico e militante, in cui i compagni trovino gli strumenti teorico/pratici che sono alla base del lavoro e della motivazione politici.

Il Partito di Classe è la strada per ritrovare in questo partito un ottimismo che, davanti alle tante contraddizioni che viviamo all’interno e all’esterno del partito stesso, molti compagni stanno perdendo. Noi invece pensiamo che, sulla base di queste proposte, quell’ottimismo non debba mancare mai e che, anzi, debba essere il cuore del nostro lavoro politico già da domani, perché Rifondazione, lo ripeto, ha tutte le carte in regola per avanzare una proposta politica all’altezza del compito storico dei comunisti. Solo, deve riuscire, con la forza dei compagni che la compongono, ad orientarsi verso un legame solido con la classe operaia divenendone a tutti gli effetti l’avanguardia più forte ed organizzata; e tramite quel legame a costruire un’alternativa coerente e credibile, l’unica alternativa coerente e credibile: quella rivoluzionaria.

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