Appunti sulla pedagogia di matrice cristiana

Una breve sintesi del quinto capitolo del volume “Le pedagogie del ‘900” di Franco Cambi. La pedagogia di matrice cristiana ha avuto una certa espansione nel corso del ‘900, tesa tra un atteggiamento di sfida nei confronti del mondo moderno sulla base di concezioni tradizionali del problema educativo, e un’impostazione che ha cercato, tendenzialmente, un dialogo quantomeno più aperto con esso e con gli ideali sociali e antropologici che vi si stavano delineando. Le posizioni sono pertanto molto variegate, e spaziano da quelle conservatrici del magistero ufficiale, fino a quelle tradizionali sorte in un’Italia tardo-ottocentesca (Don Bosco), all’attivismo di Manjon e Devaud, al personalismo di Forster e Mounier, fino alle posizioni di “dissenso” cattolico espresse dal modernismo di Lamberthonniere, dall’utopia comunitaria di Nomadelfia, dalla contestazione cattolica degli anni sessanta e dalla lezione di don Milani (quest’ultimo, trattato separatamente per via delle proprie peculiarità pedagogiche e politiche).

Magistero ufficiale

A partire dal pontificato di Leone XIII, che pur guardando con interesse alle questioni sociali rinnovò un’impostazione sostanzialmente tradizionale e conservatrice (ruolo primario della famiglia e libertà di educazione per la Chiesa), la posizione cattolica si fece più rigida con Pio X, antimodernista, che ideò il dogmatico e mnemonico catechismo per i bambini. Pio XI promulgò nel 1929 l’enciclica Divini Illius Magistri, con il riconoscimento alla Chiesa di un ruolo superiore nell’educazione dei giovani, a cui si affianca la famiglia che, in sostanza, ha ricevuto per natura il dovere di educare la prole in termini sia morali e religiosi, che fisici e civili. Lo Stato ha quindi un ruolo subordinato, e in un tale modello educativo vi è una critica ferma alla coeducazione dei sessi e all’educazione sessuale, considerate frutto di un naturalismo pedagogico fallace e deviante.

Il Concilio Vaticano II ebbe un ruolo determinante nel cambiare l’orientamento generale della pedagogia cattolica, ora non più connotata come diritto della Chiesa bensì come suo dovere, in linea con le prospettive di apostolato che devono coinvolgere l’intera comunità ecclesiale; si aprono timidi spiragli a una “positiva e prudente educazione sessuale” e ad un “avvio alla vita sociale”, mentre si ribadisce il ruolo educativo primario della famiglia e il diritto del Chiesa nel fondare e dirigere scuole di qualsiasi ordine e grado. Il Vaticano II ha in sostanza sancito una maggiore apertura al dialogo nei confronti della società contemporanea, pur riconfermando i principi fondamentali della pedagogia cattolica; un tale atteggiamento ha avuto una traduzione in un impegno di tipo associazionistico, che ha portato a numerose forme di azione educativa più a contatto con la società (dalle svariate connotazioni, anche politiche, si pensi alla reazionaria “Comunione e Liberazione”). Più in generale, si nota come storicamente diversi educatori abbiano provato a declinare in modo personale, pur senza discostarsi eccessivamente dalla tradizione, la dottrina ufficiale (si pensi a Don Bosco e al suo lavoro di aiuto e recupero all’interno del disagio sociale, alla fine dell’ottocento).

Attivismo Cristiano

Manjon (1846-1923) fondò in Spagna le “Scuole dell’Ave Maria” rivolte ai figli delle classi subalterne, per fornire un’istruzione e una formazione di carattere religioso (orientato alla “salvezza”) atraverso modalità affini a quelle adottate nelle “scuole nuove” di stampo attivistico europee. Devaud (1876-1942) sviluppò, mantenendosi nell’alveo delle tradizionali istanze cattoliche di superiorità del maestro sull’allievo, un lavoro prevalentemente teorico, di critica al naturalismo pedagogico che comprimerebbe le esigenze spirituali umane, e al tecnicismo di stampo attivistico, incapace a suo dire di trasformare il processo educativo in un vero e proprio processo di vita.

Personalismo

Il personalismo, nel voler perseguire una forma educativa “totale”, mette al centro la persona intesa come sintesi di valori ed esperienza, oltre che valore radicato nella trascendenza: vi è quindi la necessità di realizzare tale valore in ogni aspetto della vita. Tipico del personalismo è l’oscillazione tra una concezione metafisica dell’uomo, e una più antropologica, storica e concreta.

In Forster 1869-1966), di formazione neokantiana e legato ad ideali socialisti, la pedagogia deve emanciparsi dalle tendenze militariste e nazionaliste presentate dall’educazione tedesca dell’epoca, trovando come fulcro una formazione universalmente umana ed eticamente connotata, in senso trascendente; tramite il valore dell’obbedienza e il legame con filosofia e teologia, la pedagogia in Forster dovrebbe collegare i problemi di tecnica scolastica con quelli fondamentali della vita, facendo di ogni individualità una personalità, e promuovendo quella responsabilità sociale che risolverebbe la crisi spirituale contemporanea, alla base dell’esasperato individualismo dominante. La scuola in questo senso (si pensi a “Scuola e Carattere” del 1907) può divenire l’agenzia privilegiata per la formazione del carattere, attraverso un’organizzazione disciplinata e legata a doppio filo all’idea di giustizia, la formazione di ideali, e l’autonomia che promuove nel soggetto. Ed è proprio tramite l’autogoverno e la guida dell’educatore, che si può avviare in Forster un’autentica educazione alla democrazia.

Hessen (1887-1950) intende la pedagogia come una teoria della cultura, capace di rendere l’individuo partecipe ai valori del gruppo sociale, in particolare quelli spirituali che hanno una dimensione più intima e personale. Occorre allontanarsi dalle concezioni unilaterali e disarmoniche rappresentate dal naturalismo biologico e dal sociologismo, promuovendo un’educazione armonica dell’uomo in cui la sensibilità per i valori si configura come eros platonico, ovvero amore per i valori e desiderio di realizzarli. La scuola in Hessen deve avere un carattere democratico, con l’innalzamento dell’obbligo scolastico e la scuola unica. In “Pedagogia e mondo economico” (1949) Hessen, partendo dall’impossibilità di negare una concezione storico-economica pervasa dalla lotta e dal dominio di classe, propone un sistema educativo in cui si amplia il concetto di cultura, includendo quella letteraria, scientifica, artistica e sociale, e in cui si accordano educazione generale e cultura industriale; in questo modo, si favorisce l’acquisizione del soggetto del proprio spirito critico, attraverso la personalizzazione della cultura, ma si conferiscono altresì qualità culturali al lavoro e all’organizzazione sociali.

Maritain (1882-1973), neotomista, concepisce la pedagogia in esclusivo accordo con la metafisica, che ne sarebbe il reale fondamento. L’educazione deve avere un carattere liberale, protrarsi fino ai 18 anni e trovare il proprio baricentro nella filosofia e nelle grandi opere letterarie, ispirandosi ai valori cristiani dell’uomo che, anche attraverso la disciplina e un certo, sacro, timore, perfeziona le energie e le virtù umane grazie all’”amore di Dio” e alla “coscienza oggettiva universale”. L’umanesimo integrale, cifra costante del pensiero di Maritain, è una forma di pensiero che muove da una “tragedia dell’umanesimo” per proporre una prospettiva differente, che superi l’ateismo per fondare un nuovo umanesimo, ispirato a quell’”uomo integrale” che è protagonista di una nuova cristianità, libera, plurale, fraterna, socialmente impegnata e solidale, in ultima analisi democratica (nel senso democratico-borghese del termine; nonostante si parli di solidarietà alla classe operaia, siamo sui binari di un cattolicesimo progressista).

Mounier (1905-1950) parla di rivoluzione personalista nella misura in cui il cambiamento da perseguire riguarda l’incremento, nel soggetto, di responsabilità, creatività ed impegno sociale, attraverso le tre tensioni che lo compongono (verso il basso, il corpo; verso l’alto, lo spirito; verso il “largo”, comunione) e all’interno di quel contesto storico che l’uomo, attraverso il proprio intervento cosciente, deve sia accettare che sviluppare. Vi è una relazione, nella pedagogia di Mounier, tra il momento dell’”amore” (l’incontro in vista di un dialogo costruttivo e comune) e quello dell’attività integrale (il momento del “farsi donandosi agli altri”, e quindi uno sviluppo più interiore che non operativo/oggettivo), e tale uomo nuovo, oggetto di elaborazione in un percorso educativo di questo tipo, viene affermato dall’autore come il modello a cui le stesse istituzioni formative devono guardare (si parla della famiglia e della Chiesa). Attraverso una costante formazione del carattere tramite l’esercizio della volontà, l’educazione si manifesta come il riconoscimento di una vocazione e la realizzazione di un’incarnazione. Il personalismo di Mounier, esplicitato nel manifesto personalista “Che cos’è il personalismo” del ’48, si caratterizza come una via, tanto politica quanto morale, alternativa sia al marxismo che all’esistenzialismo, che metta al centro la persona, l’uomo sia come individuo, che come portatore di valori sociali e comunitari. L’uomo tratteggiato nel personalismo supera ogni individualismo così come ogni materialismo scientifico, ed è aperto alla trascendenza.

Dissenso cattolico

Lucien Laberthonniere (1860-1932) si fece interprete in pedagogia di istanze moderniste, a partire quindi da un sostrato di dialogo tra il cattolicesimo e mondo moderno, di affermazione della dogmatica alla luce tuttavia del razionalismo e dello storicismo contemporanei, e di critica alla disciplina accentratrice e autoritaria in seno alla Chiesa. La solidarietà e la collaborazione sono il cuore della pedagogia dell’autore, e in questo contesto il momento centrale dell’autorità acquisisce significato proprio perchè caratterizzato dalla carità, che sfocia quindi nella libertà dell’allievo e nel suo atteggiamento attivo, personale e vivace, anche nei confronti dell’insegnamento della dottrina rivelata. L’educazione morale, che si forgia in una “lotta tra carne e spirito”, vede al proprio interno quindi l’educazione religiosa, a cui deve però esservi un’adesione spontanea, attiva e volontaria da parte dell’allievo.

Con Mario Manno si avrà un allontanamento ancora più netto da ogni posizione metafisico-ontologica della persona. Egli riuscì ad elaborare il suo personalismo critico, che pur mantenendo vivo un impianto fortemente ancorato alla religiosità e alla trascendenza, valorizza in particolare l’esperienza dell’uomo. In tal senso il personalismo chiama esplicitamente in causa il concetto di “ responsabilità”, intesa come capacità di assunzione consapevole del proprio agire e delle dirette conseguenze di tale agire.

Share

Un pensiero su “Appunti sulla pedagogia di matrice cristiana

  1. Pingback: Appunti sulla pedagogia di matrice cristiana | Pierced From Within

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...