L’idealismo pedagogico in Italia

Pochi appunti a partire da “Le pedagogie del ‘900” di Franco Cambi, sulle correnti idealiste e neoidealiste in Italia, legate all’attualismo di Giovanni Gentile.

La pedagogia di Giovanni Gentile, fondata su un idealismo attualista che considera l’atto di pensiero come il principio fondante la realtà (in sostanza un primato ontologico e gnoseologico della coscienza, che divenendo sintesi di soggetto e oggetto subordina il secondo al primo), si fa scienza solo se diviene filosofia, e la vera pedagogia scientifica è tale solo se pensa l’educazione e l’uomo in termini di spirito (ovvero, fichtianamente, sintesi di coscienza e autocoscienza, pensiero in atto; è quel pensiero pensante, quell’atto puro, che si svolge dialetticamente nella relazione tra arte, religione e filosofia), di sviluppo dialettico e di unità, attraverso il principio della sintesi a priori. Vi è un rifiuto categorico di qualsivoglia forma pedagogica a base naturalistica e dualistica (in particolare delle correnti herbartiana e positivistica) poiché tali correnti tendono a dare una visione astratta e, in qualche misura, materialistica della vita spirituale. Nel “Sommario di pedagogia come scienza filosofica” (1912-1913) Gentile si pone l’obiettivo di rimuovere quelle dicotomie caratterizzanti il pensiero pedagogico, a partire dal binomio educazione negativa-positiva (che si risolve nell’unità del tutto come spirito), fino ad arrivare progressivamente a quello tra educazione formale e morale (che si risolvono nell’educazione attuale), tra istruzione ed educazione (che si unificano nella moralità presente in ogni atto dello spirito), tra educazione religiosa e scientifica (che confluiscono nella filosofia), infine tra educazione estetica e umanistico-etico-religiosa (che rappresentano l’universalità dell’educazione filosofica). La teoria della scuola e dell’educazione presentata nel “sommario”, esposizione organica delle teorie pedagogiche gentiliane, prevede un approccio alla cultura che sia in armonia con lo sviluppo spirituale dell’allievo, poiché tutto si risolve nella vita spirituale intesa come atto di autocoscienza, oltre che spirito universale e trascendentale, posto a fondamento della realtà.

Ecco che la vita scolastica si riduce al rapporto tra maestro e allievo, in un’unità dinamica della vita spirituale che si svolge in ogni atto educativo; eppure, si tratta di un’unità che, in totale contrapposizione con le istanze pedagogiche attivistiche, vede predominare l’autorità, la centralità e la cultura dell’insegnante giunto ad un livello di sviluppo spirituale più elevato, divenendo così una pedagogia del maestro e della cultura, non del bambino e dei suoi bisogni, così come una didattica della lezione frontale e tradizionale, nient’affatto progressista o legata a istanze di libertà.

In “Preliminari allo studio del fanciullo” del ’22-’23 si distinguono tre tipi di bambino: quello eterno, presente nel proprio animo e trasversalmente alle varie età della vita; quello fantoccio, il fanciullo che nelle analisi di Gentile diviene astratto e “mitico” nella disamina della psicologia dell’infanzia intrisa di positivismo; infine, il fanciullo reale, l’unico vero oggetto di una filosofia dello spirito e, quindi, della pedagogia. Si tratta, quest’ultimo, di una sorta di artista sognatore, proteso verso l’altro che è in noi, attivo nei confronti del gioco ma anche soggetto morale, dotato di autonomia e volontà; in questo modo la pedagogia di Gentile è in bilico tra spontaneismo e disciplina, anche se, in ultima analisi, predominano le ragioni del maestro e una visione della scuola conservatrice.

La didattica di Gentile ha anch’essa una forte impostazione idealistica e spiritualistica, e quindi il metodo d’insegnamento non deve essere ricavato dall’oggetto dell’insegnamento stesso, bensì dal soggetto; in questo modo ogni processo di apprendimento è la dialettica della vita spirituale che si svolge nei momenti dell’arte, della religione e della filosofia. L’arte rappresenta la pura soggettività, diviene importantissima in particolare nel corso dell’insegnamento elementare e, in accordo con la visione del fanciullo artista e sognatore, caratterizza quella scuola serena già teorizzata da Giuseppe Lombardo Radice e fondante l’attualismo pedagogico. La religione rappresenta il momento oggettivo, la legge alla quale lo sviluppo dello spirito deve conformarsi, quell’eteronomia necessaria per procedere al momento della sintesi dialettica rappresentata dalla filosofia, che riconosce lo spirito come autonomia e unità.

Si tratta in sostanza di una pedagogia che, pur presentando richiami alla spontaneità del fanciullo e all’educazione artistica, rimarca con vigore una concezione autoritaria e conservatrice dell’educazione, con la riduzione teorica della pedagogia a filosofia e una prassi volta a dare centralità all’insegnante e alle lezioni tradizionali. Fu proprio quest’impostazione conservatrice ad innervare i programmi della riforma fascista del ’23, una riforma (la celeberrima riforma Gentile) che presentò una scuola rigida, internamente differenziata e selettiva, con una separazione tra l’istruzione umanistica, riservata ai figli della classe dominante, e quella tecnica, rivolta al proletariato, alle classi subalterne; l’accesso all’università era consentito solo dai licei, l’esame di stato concludeva tutti i cicli secondari, venne introdotto l’insegnamento della religione alle elementari con lo scopo di fornire al popolo una concezione del mondo. La riforma Gentile, in un certo senso, fece da apripista alle vere e proprie riforme fasciste in ambito scolastico, con il libro di testo unico per le elementari (’29), il giuramento anche dei professori universitari (’31), il Concordato che estese l’insegnamento della religione alle scuole secondarie, fino alla riforma Bottai del ’39 che, in un contesto di militarizzazione e ideologizzazione della vita e dei programmi scolastici in senso xenofobo e fascista, ebbe un peso rilevante in particolare nel rinnovamento extra-scolastico (si pensi all’opera nazionale balilla, alla gioventù del littorio, o alla scuola di mistica fascista), determinante nell’avanzare un’educazione di massa, ideologica e conformatrice, che fosse indipendente o parallela rispetto a quella familiare o scolastica.

Il neoidealismo italiano

In “La scuola dell’uomo” (1939), Guido Calogero mette al centro l’atto e la sua valenza etica, reintroducendo il dualismo tra maestro e allievo, la cui unità, da perseguire attraverso il dialogo, è un compito etico perseguibile esclusivamente se si ammette una dualità tra i due soggetti. In Calogero vi è quindi una rilettura della pedagogia idealista epurata quasi interamente dell’attualismo gentiliano, con una pedagogia disgiunta dalla filosofia dello spirito e un’educazione religiosa ridotta al piano puramente etico. Gino Ferretti (1880-1950) riprese determinate istanze positivistiche quali la necessità di uno studio psicologico dell’infanzia, e successivamente si mosse su terreni sempre più distanti dall’idealismo quali il materialismo storico e il neopositivismo. Aldo Capitini (1899-1968) rimarcò con forza la superiorità e l’autonomia dell’esperienza religiosa, intesa in chiave etica, che si traduce in ambito pedagogico in prospettive democratiche e dialogiche. In sostanza, vi fu da parte di tali autori una critica nei confronti dell’insufficienza palesata dall’attualismo, e un tentativo di fuga da tali posizioni giudicate, al contempo, tanto centrali quanto deficitarie.

Giuseppe Lombardo Radice (1879-1938), si mosse su posizioni strettamente idealistiche e legate all’attualismo di Gentile, con una concezione dello spirito come svolgimento attivo e dinamico, pensato in termini esclusivamente filosofici e foriero di un processo autoeducativo; alcune differenze teoriche si possono rinvenire nel rapporto tra “io individuale” e “io universale”, con un accento posto dall’autore sul primo polo e, pertanto, su precise istanze psicologiche, e sulla concezione dello spirito, piuttosto che come di un “atto sempre in atto”, come comunione di spiriti e vita di relazione, come processo di attivo allargamento di sé. Il nazionalismo presente in Lombardo Radice ha un sottofondo socialista, che gli permette di concentrarsi meno sullo Stato etico, quanto sui problemi sociali e su una società più egualitaria.

In particolare, l’opera di Lombardo Radice si orientò nella didattica elementare e pre-elementare, caratterizzata da un’apertura collaborativa del maestro nei confronti dell’allievo (filosoficamente, il maestro si sposta dalla propria umanità particolare al piano universale, del “comune spirito umano”), da una concezione della lezione organica, creativa e comunicativa (pur nel suo carattere di ripetitività), oltre che collegata con tutti gli altri atti educativi; infine, la concezione dell’infanzia posta alla base di tali riflessioni didattiche, caratterizzata da creatività e da una spiccata sensibilità, che portano il bambino ad una conoscenza magica del mondo. Ecco che i cardini della didattica dell’autore diventano l’educazione artistica e quella linguistica, quest’ultima particolarmente importante perchè permette l’impiego di originalità, sincerità e chiarezza in un processo che porta il bambino e il proprio io ad inverare il linguaggio convenzionale. La “scuola serena” in Lombardo Radice è fatta di un attivismo che guarda in particolare all’espressione artistica – e che come in Gentile non può essere laica (neutrale) poiché deve legarsi alle tradizioni religiose e viverle intensamente – e che mette al centro la formazione pedagogico-psicologico-didattica integrata degli insegnanti. Si tratta, in sostanza, di una pedagogia a tutti gli effetti in sintonia con le principali istanze attivistiche, che presenta i tratti più maturi della corrente attualistica.

Ernesto Codignola (1885-1965), fondatore nel ’45 a Firenze della Scuola-Città Pestalozzi (ispirata all’attivismo deweyano), si distinse in ambito attualistico per aver avanzato serrate critiche a tale orientamento e ai suoi principi astratti ed autoritari, traghettando quindi l’interesse pedagogico, dopo la seconda guerra mondiale, dall’idealismo al pragmatismo americano. Dopo i Patti Lateranensi del ’29 e il conseguente allontanamento di Codignola dall’attualismo, dal fascismo e dalla riduzione della pedagogia a filosofia, l’autore si concentrò, pur muovendo da un sostrato idealista (poiché l’educazione è formazione spirituale del soggetto) sulle istanze espresse da Dewey e sull’aspetto sociale (e democratiamente orientato in senso educativo e politico) messo al centro di ogni atto educativo.

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