Elezioni regionali 28/29-03-2010: brevi prospettive politiche

I risultati delle elezioni regionali del 28/29 marzo 2010 ci forniscono diversi elementi per poter tracciare un’analisi non solo dello stato dell’arte – nella composizione del quadro politico italiano – ma anche del ruolo della Federazione della Sinistra e della linea politica adottata.

E’ noto come l’asse politico Berlusconi-Bossi esca rinvigorito da queste elezioni, rafforzando un blocco di potere che non risente assolutamente dei recenti scandali e smentendo ogni prospettiva di crisi del governo; è noto anche come, nonostante si levino alcune voci di “tenuta” della Federazione della Sinistra, di tenuta non ci sia traccia, e anzi vi sia un calcolo dei voti assolutamente impietoso sia nel confronto imbarazzante con le elezioni regionali del 2005, che in quello con le europee del 2009, rispetto alle quali perdiamo quasi un voto su tre. Ulteriori dai negativi sono rappresentati dal risultato di Sinistra Ecologia e Libertà, che supera la Federazione; da un forte astensionismo – che lungi dall’essere una scusante per il pessimo obiettivo elettorale conseguito, è un’ulteriore aggravante sulla linea adottata dal nostro Partito – e da una crescita vigorosa del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

In questo contesto, il PRC non riesce a crescere né come forza di governo (eccezion fatta per l’Umbria), e nemmeno come forza di opposizione; una formula largamente utilizzata dal nostro gruppo dirigente prevede che sia necessario partecipare alle coalizioni di centrosinistra, per poter conquistare la parte più avanzata di quell’elettorato e non cadere nella trappola del voto utile, eppure non siamo riusciti a catalizzare i voti persi dal PD nemmeno nell’Emilia “Rossa”, culla di presunte “politiche progressiste” e di “virtuose amministrazioni di sinistra”, dove il voto alternativo e critico viene incanalato nelle liste di Beppe Grillo, che raggiungono addirittura l’8,71% a Bologna a fronte di una netto calo del candidato del PD Errani; qui si parla, ed è importante sottolinearlo, del successo di un movimento politico dalla credibilità ancora inviolata, con un programma politico dalle tinte progressiste ma privo di prospettive di classe, che grazie alla propria continuità negli ultimi 12 mesi è riuscito a farsi strada tra una Cgil che, dopo le mobilitazioni dell’autunno, lascia sostanzialmente nell’isolamento le lotte per il lavoro, e una Federazione della Sinistra che non riesce a configurarsi come reale alternativa politica a causa della propria ambiguità, e che paga un prezzo altissimo in quelle zone, come la Valsusa, dove ha tradito un movimento di lotta radicato come quello No Tav – e in cui il Movimento 5 Stelle raggiunge il 28% -. Certo, si tratta di un voto dal carattere effimero e sostanzialmente d’opinione, ma ci dimostra come a sinistra vi siano spazi per la costruzione di una forza politica, estranea alla logica del bipolarismo, che si configuri come realmente alternativa, e come Rifondazione non sia riuscita a riempire coerentemente quello spazio con una prospettiva coerente, combattiva e di classe.

Anche il dato di Sinistra e Libertà merita una breve analisi, perchè partendo da numeri sostanzialmente simili a quelli della Federazione, a differenza di quest’ultima ha saputo sfruttare al meglio il proprio punto di forza, costruendo una campagna elettorale massiccia sulla figura di Nichi Vendola e sulla sua candidatura in Puglia, utilizzata per colpire sia il PD di Massimo D’Alema che il candidato di centrodestra. Ma quale sarebbe il punto di forza di Rifondazione Comunista, all’interno della federazione? E’ il cardine del nostro Partito, sottostimato anche in questa occasione e subordinato agli accordi di vertice e alle strategie elettorali, ovvero un larghissimo settore di militanti e attivisti onesti, che spendono generosamente le proprie energie per attuare una svolta, e diventare protagonisti nella costruzione dell’alternativa. Nonostante questo, si prende uno dei pochissimi dati positivi di questa campagna elettorale, ovvero il risultato nelle Marche ottenuto dalla FdS e da SEL, ma soprattutto – ed è questo il dato che viene sistematicamente trascurato – alternativo al PD, per rilanciare una paradossale unione con Sinistra Ecologia e Libertà – uscita al congresso di Chianciano perchè in contrasto con la linea di strategica alternatività al PD del PRC, e che quindi strutturalmente si configura come “sponda esterna” e copertura di sinistra del PD stesso, rivolto alla cancellazione di una forza politica alternativa e comunista – che lungi dall’essere una forza politica “appena meno radicale” del PRC, si configura come una forza che trae linfa dal progetto del “partito del sud”, interclassista e – come abbiamo visto nel dialogo tra Vendola e il movimento IoSud di Adriana Poli Bortone – trasversale ai vari schieramenti politici.

In un contesto come questo, sentiamo ancora una volta ripetere una seconda formula ormai comune, secondo la quale gli accordi con il PD avrebbero la funzione di far eleggere compagni nelle istituzioni e garantirci quei finanziamenti vitali per il Partito stesso. Come se il PRC non fosse un Partito, ma un mero comitato elettorale che esiste solo in funzione delle elezioni e che è destinato a morire ogniqualvolta vi sia un equilibrio di poteri sfavorevole. Dovremmo chiederci se è questo il Partito che vogliamo, un Partito il cui gruppo dirigente non abbia come primo punto nella propria agenda il paziente radicamento di un’alternativa comunista e la valorizzazione della propria militanza organizzata, come punto di forza per uscire dalle logiche governiste dell’alternanza e divenire un punto di riferimento politico coerente proprio in virtù della subordinazione della rappresentanza istituzionale al protagonismo partecipato, militante e democraticamente organizzato, nel tessuto sociale e nel vivo del conflitto di classe.

Queste elezioni regionali sanciscono il fallimento di un’intera linea politica; la medesima linea politica che ha affossato le prospettive di svolta sancite a Chianciano e che ha riportato il PRC sui binari del governismo e di quell’approccio meramente elettoralista che spinge il PRC stesso, o meglio i suoi dirigenti, a porre enfasi su giochetti elettorali e su una Federazione della Sinistra di fatto inesistente, invece di mettere al centro le fondamenta politiche e programmatiche per una forza esterna al bipolarismo, che dimostri sul campo le potenzialità di una reale alternativa comunista.

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