Lev Trotskij – ABC della dialettica materialista (15 dicembre 1939) – Traduzione –

Riporto una mia traduzione di questo breve testo di Trotskij del ’39 sul materialismo dialettico. Si tratta di una sintesi efficacissima della filosofia marxista, che difende la dialettica materialista e offre spunti di riflessione determinanti per un’analisi più ricca e completa della realtà. Il testo originale in inglese, correlato da  un’introduzione di Rob Sewell e dall’appendice “Basic points of dialectical materialism” di John Pickard si trova sul sito della Tendenza Marxista Internazionale, all’indirizzo http://www.marxist.com/abc-materialist-dialectics-trotsky.htm .

Quando parliamo della dialettica, non ci riferiamo né ad un’opera dell’immaginazione né al misticismo, bensì ad una scienza delle forme del nostro pensiero nella misura in cui non è limitata ai problemi quotidiani, ma tende alla comprensione di processi più complessi. La dialettica e la logica formale  mantengono tra loro una relazione simile a quella che lega la matematica elementare a quella superiore.

Proverò ad esporre la sostanza della questione nel più breve modo possibile. La logica aristotelica del sillogismo semplice muove dall’assunto che “A” è uguale ad “A”. Questo postulato è accettato come un assioma per una moltitudine di azioni e generalizzazioni, ma in realtà “A” non è affatto uguale ad “A”. Questo è facile da dimostrare se osserviamo con attenzione entrambe le lettere; sono completamente diverse l’una dall’altra. Ma qualcuno potrebbe obiettare che la questione non riguardi affatto la dimensione o la forma delle lettere, dal momento che esse sono solo simboli per rappresentare quantità uguali, ad esempio, una libbra di zucchero. Ma tale osservazione non ha nulla a che vedere con la questione; in realtà una libbra di zucchero non è mai uguale ad una libbra di zucchero – una bilancia più accurata svelerà sempre una differenza. Ancora, c’è chi potrebbe osservare che una libbra di zucchero sia sempre uguale a sé stessa; ma nemmeno questo sarebbe vero, poiché ogni corpo cambia ininterrottamente nella forma, nel peso, nel colore…in sostanza, non è mai uguale a sé stesso. Un sofista direbbe che una libbra di zucchero è uguale a sé stessa “in ogni singolo istante”.

A parte l’estremamente dubbio valore pratico di un tale “assioma”, esso non resiste nemmeno ad una critica teorica. Come si potrebbe realmente concepire il termine “istante”? Se si tratta di un intervallo infinitesimale di tempo, allora una libbra di zucchero è soggetta in quell’intervallo di tempo a cambiamenti inevitabili. O parliamo di un “istante” come di un’astrazione matematica pura, ovvero, in assenza del tempo? Però, ogni cosa esiste all’interno del tempo, e l’esistenza stessa è un processo ininterrotto di trasformazione. Il tempo, di conseguenza, è un elemento ineliminabile dell’esistenza. Così, l’assioma “A” è uguale ad “A” significa che ogni cosa è uguale a sé stessa se non cambia, ovvero se non esiste.

A un primo sguardo potrebbe sembrare che queste sottigliezze siano completamente inutili. In realtà, la loro importanza è determinante. L’assioma “A” è uguale ad “A” sembra essere, da un lato, il punto di partenza di tutta la nostra conoscenza. Utilizzare l’assioma “A” è uguale ad “A” impunemente è possibile solo entro certi limiti. Quando i cambiamenti quantitativi in “A” sono trascurabili nella questione presa in esame, allora possiamo presumere che “A” sia uguale ad “A”. Questo ad esempio è il modo in cui una libbra di zucchero è considerata nella compravendita. Allo stesso modo, possiamo considerare la temperatura solare. Fino ad oggi abbiamo considerato il potere d’acquisto del dollaro nella stessa maniera. Ma i cambiamenti quantitativi, oltre un certo limite, si trasformano in cambiamenti qualitativi. Una libbra di zucchero, sottoposta all’azione dell’acqua o del kerosene, cessa di essere una libbra di zucchero. Determinare nel momento corretto il momento critico in cui la quantità diventa qualità è uno dei compiti più importanti e complessi in tutte le sfere del sapere, compresa la sociologia.

Ogni lavoratore sa che è impossibile produrre due oggetti completamente uguali. Nell’elaborazione dei cuscinetti d’ottone in cuscinetti a rullo conico, è permessa una certa deviazione dei coni che non dovrebbe, in ogni caso, superare un certo limite (definito “tolleranza”). Nell’osservare le regole della tolleranza, i centri sono considerati uguali (“A” è uguale ad “A”). Quando si supera la soglia della tolleranza, la quantità si trasforma in qualità; in altre parole, i cuscinetti conici diventano scadenti o completamente inutilizzabili.

Il nostro pensiero scientifico è solo una parte della nostra pratica generale, che include le tecniche. Per dare un’idea, esiste anche una “tolleranza” stabilita non dalla logica formale che deriva dall’assioma “A” è uguale ad “A”, ma dalla logica dialettica che prevede il continuo mutamento di ogni cosa. Il “senso comune” è caratterizzato dal fatto che sistematicamente travalica la “tolleranza” dialettica.

Il pensiero volgare funziona considerando concetti quali capitalismo, morale, libertà o Stato operaio, come fossero astrazioni immutabili, presumendo che il capitalismo sia uguale a sé stesso, la morale sia uguale a sé stessa, e così via. Il pensiero dialettico analizza ogni cosa e ogni fenomeno nel proprio cambiamento continuo, determinando al contempo quel limite critico oltre il quale “A” cessa di essere “A”, uno Stato operaio cessa di essere uno Stato operaio.

Il difetto essenziale del pensiero volgare risiede nel volersi accontentare di impronte statiche di una realtà fatta, invece, di eterno movimento. Il pensiero dialettico da ai concetti, per mezzo di approssimazioni sempre più accurate, correzioni, concretezza, una ricchezza di contenuti e flessibilità; direi anzi una succulenza che, per certi versi, li rende vicini ai fenomeni viventi. Non si parla quindi del concetto astratto di “capitalismo”, bensi di un modello dato di capitalismo ad un certo periodo del suo sviluppo. Non di uno Stato operaio in generale, ma di un determinato Stato operaio in un paese arretrato, accerchiato dall’imperialismo…

Il pensiero dialettico è in relazione con il pensiero volgare nello stesso modo in cui il cinema è in relazione con la fotografia. L’avvento del cinema non squalifica la fotografia, ma combina i singoli fotogrammi in serie in accordo con le leggi del movimento. La dialettica non nega il sillogismo, ma ci insegna a combinare i sillogismi in modo tale da permetterci una comprensione più accurata di una realtà in perpetuo cambiamento. Hegel nella sua “Logica” ha stabilito una serie di leggi: il cambiamento della quantità in qualità, lo sviluppo attraverso la contraddizione, il conflitto tra forma e contenuto, l’interruzione della continuità, il cambiamento della possibilità nell’inevitabilità…, che sono importanti tanto nel pensiero teoretico quanto nel semplice sillogismo, per compiti elementari.

Hegel scrisse prima di Darwin e prima di Marx. Grazie all’energico impulso dato al pensiero dalla Rivoluzione Francese, Hegel ha anticipato il movimento generale della scienza. Ma proprio perchè era un’anticipazione, seppur geniale, ha ricevuto da Hegel un carattere idealista. Hegel considerava le ombre delle idee come la realtà ultima. Marx dimostrò che il movimento di tali ombre rifletteva null’altro che il movimento dei corpi materiali.

Chiamiamo quindi materialista la nostra dialettica, poiché le sue radici non si trovano né nei cieli né nelle profondità del libero arbitrio, bensì nella realtà, nella natura. La coscienza deriva dall’inconscio, la psicologia dalla fisiologia, il mondo organico dall’inorganico, il sistema solare dalle nebulose. In ogni anello di questa scala dello sviluppo, i cambiamenti quantitativi erano trasformati in cambiamenti qualitativi. Il nostro pensiero, incluso il pensiero dialettico, è solo una delle espressioni possibili del cambiamento della materia. Non vi è spazio in questo sistema né per Dio, né per il Diavolo, né per l’immortalità dell’anima o per eterne leggi di giustizia e moralità. La dialettica del pensiero, cresciuta nell’alveo della dialettica della natura, possiede di conseguenza un carattere instrinsecamente materialista.

Il Darwinismo, che ha spiegato l’evoluzione delle specie tramite il passaggio da cambiamenti quantitativi in cambiamenti qualitativi, è stato il più alto trionfo della dialettica nel campo della materia organica. Un altro grande trionfo è stato la tabella degli elementi chimici e, più avanti, la trasformazione di un elemento in un altro.

A queste trasformazioni è strettamente legata la questione della classificazione, importante tanto nelle scienze naturali così come in quelle sociali. Il sistema di Linneo, del diciottesimo secolo, nell’utilizzare come punto di partenza l’immutabilità delle specie, era limitato alla descrizione e alla classificazione delle piante in base alle loro caratteristiche esterne. Il periodo infantile della botanica è analogo al periodo infantile della logica, dal momento in cui le forme del nostro pensiero si sviluppano come ogni essere vivente. Solo un deciso ripudio dell’idea dell’immutabilità delle specie, solo lo studio della storia dell’evoluzione delle piante e della loro anatomia, ha preparato le basi per una classificazione realmente scientifica.

Marx, che a differenza di Darwin aveva una chiara idea della dialettica, ha scoperto un fondamento per la classificazione scientifica delle società umane nello svipuppo delle forze produttive, e nelle strutture delle relazioni di proprietà che costituiscono l’anatomia della società. Il marxismo ha sostituito la classificazione volgare delle società e degli Stati, che ancora oggi fiorisce nelle aule universitarie, con una classificazione materialista e dialettica. Solo utilizzando il metodo di Marx è possibile determinare correttamente il concetto di uno Stato operaio e il momento del suo decadimento.

Tutto ciò, come si può vedere, non contiene nulla di “metafisico” o di “scolastico”, come affermato da certi presuntuosi ignoranti. La logica dialettica esprime le leggi del movimento nel pensiero scientifico contemporaneo. Al contrario, lo scontro con il materialismo dialettico esprime un passato distante, il conservatorismo della piccola borghesia e…un barlume di speranza per una vita dopo la morte.

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2 pensieri su “Lev Trotskij – ABC della dialettica materialista (15 dicembre 1939) – Traduzione –

  1. Ma l’hai tradotto tu al volo? Bene, bravo e pensa che, se A ritiene che C sia vero e D sia falso, mentre B chiede ad A: « Se pensi che D sia falso, e in giro ci possono essere dei falsi, su quali tesi e ragioni possiamo inconfutabilmente far risiedere le nostre convinzioni e antitesi che anche C non sia un falso?»😕

    A me questo Trotskj mi pare si compiacesse di cimentarsi nella sofistica o addirittura nell’eristica.
    Va bene la voglia di parresia ma come la mettiamo col pericolo di cadere nel sensismo?
    Direi che potresti porre tale spunto di riflessione ai compagni della tendenza, mediante un intervento dal titolo: «Compagni! La dialettica è un piacere catastematico?» 8)

    A presto e, mi raccomando, … come se fosse Antani! … A sinistra! 😆

    στοὰ ποικίλη (portico dipinto)

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