V.I.Lenin – Socialismo e Religione -traduzione-

Riporto una mia traduzione fatta anni fa di questo fondamentale testo di Lenin sulla relazione tra il marxismo e la religione. E’ un articolo breve ma fondamentale, perchè porta avanti un’analisi  espressamente materialistica , che subordina la propaganda dell’ateismo alla dialettica tra fattore oggettivo e soggettivo, allo sviluppo della lotta di classe, rinvenendo l’origine della religione in un sostrato sociale, materiale. Il testo in inglese si può trovare qui: http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1905/dec/03.htm

La società attuale poggia le sue fondamenta sullo sfruttamento della classe lavoratrice da parte di una ridotta minoranza della popolazione: la classe dei proprietari terrieri e quella dei capitalisti. Si tratta di una società di schiavi, dal momento che i lavoratori “liberi”, che spendono tutta la propria vita nel lavoro per i capitalisti, possono solo avere gli essenziali mezzi di sussistenza tali da mantenere schiavi che producono profitto, nella salvaguardia della schiavitù capitalista.

L’oppressione economica dei lavoratori inevitabilmente genera ogni forma di oppressione politica ed umiliazione sociale, nonché l’involgarimento e l’incupirsi della vita morale e spirituale delle masse. I lavoratori possono ottenere un grado più o meno elevato di libertà politica nella lotta per la propria emancipazione economica, ma nessun grado di libertà permetterà loro di sconfiggere la povertà, la disoccupazione e l’oppressione fino a che il potere del capitale non sarà sovvertito. La religione è una delle forme di oppressione spirituale che ovunque grava sulle masse, sopraffatte dal lavoro incessante per altri, dal bisogno e dall’isolamento. L’impotenza della classe sfruttata nella lotta condotta contro gli sfruttatori inevitabilmente rafforza la credenza in una vita migliore dopo la morte, così come l’impotenza dell’uomo primitivo nella battaglia con la natura rafforza la credenza nell’esistenza di dei, demoni, miracoli, e così via. Coloro che lavorano duramente e vivono nel bisogno sono persuasi dalla religione ad essere pazientemente sottomessi su questa terra, e a trarre conforto dalla speranza nella ricompensa divina. Ma la religione insegna anche a coloro che vivono grazie al lavoro altrui ad essere caritatevoli, offrendo loro una vile scappatoia per giustificare la loro vita di sfruttatori e promettendogli un’esistenza felice nei cieli. La religione è l’oppio dei popoli, una sorta di “liquore” spirituale in cui gli schiavi del capitale fanno annegare la loro immagine umana, la loro richiesta di una vita più o meno dignitosa.

Ma uno schiavo che è divenuto conscio della propria schiavitù ed ha alzato la testa nella lotta per la propria emancipazione, non è più uno schiavo. Il lavoratore moderno, con un’elevata coscienza di classe, cresciuto dall’industria su larga scala ed illuminato dalla vita di città, con sdegno mette da parte i pregiudizi religiosi, lascia il paradiso al clero ed ai borghesi bigotti, e cerca di ottenere per sé una vita migliore, su questa terra. Il proletariato moderno difende le ragioni del socialismo, che combatte la nebbia della religione con la scienza, e libera i lavoratori dalle loro credenze in una vita dopo la morte unendoli nella lotta presente, per una vita migliore sulla terra.

La religione deve essere dichiarata affare privato. I socialisti esprimono in tal modo il loro pensiero nei confronti della religione. Ma il significato di queste parole deve essere definito accuratamente, per evitare fraintendimenti. Chiediamo che la religione sia un affare privato nella misura in cui riguarda lo Stato. Ma in nessun modo possiamo considerare la religione affare privato nella misura in cui riguarda il nostro Partito. Lo Stato non deve occuparsi della religione, e le associazioni religiose non devono avere alcun legame con le autorità di governo. Ognuno deve essere libero di professare la religione in cui crede, o di essere ateo, tratto quest’ultimo che caratterizza –di regola- ogni socialista. E’ quindi intollerabile la discriminazione dei cittadini sulla base del credo religioso, e, indubbiamente, anche la sola menzione del credo religioso nei documenti ufficiali di un cittadino dovrebbe essere eliminata. Non dovrebbe essere garantito alcun sussidio statale nè alla chiesa ufficiale né alle associazioni ecclesiastiche e religiose. Queste dovrebbero diventare libere associazioni di persone che condividono un determinato pensiero, indipendenti dallo Stato. Solo la completa realizzazione di queste richieste può porre fine al vergognoso e detestabile passato in cui la Chiesa viveva in dipendenza feudale dallo Stato, e in cui i cittadini russi vivevano in dipendenza feudale dalla Chiesa ufficiale, quando le leggi medievali e inquisitorie (ancora oggi presenti nel nostro codice penale e nei nostri statuti) venivano applicate per perseguitare gli uomini in base alle loro credenze, per violare le loro coscienze, e per legare posti di lavoro sicuri nel governo ed entrate da esso derivate con l’elargizione di questo o quel narcotico da parte della chiesa ufficiale.

Quello che richiede il proletariato socialista è la completa separazione della Chiesa dallo Stato.

La rivoluzione russa deve attuare tali richieste in quanto componenti necessarie per la libertà politica. A tal riguardo, la rivoluzione russa è in una posizione particolarmente favorevole, poiché la burocrazia ripugnante dell’autocrazia feudale, controllata dalla polizia, ha generato malcontento, disordini ed indignazione, anche nel clero. Per quanto vili ed ignoranti i membri del clero russo ortodosso possano essere stati, anche loro sono stati svegliati dal crollo del vecchio ordine medievale in Russia. Anche loro combattono per la libertà e protestano contro la burocrazia, contro lo spionaggio della polizia imposto sui “servitori di Dio”. Noi socialisti dobbiamo supportare questo movimento, portando a compimento le richieste dei membri onesti e sinceri del clero, assicurandoci che siano fedeli ai loro propositi di libertà, chiedendo loro di rompere risolutamente ogni legame tra religione e polizia. O si è sinceri, e in tal caso non si può non essere a favore della completa separazione della Chiesa dallo Stato e della scuola dalla Chiesa, nonché della religione considerata affare privato; oppure non si accettano queste richieste per la libertà, e in tal caso si è ancora prigionieri delle tradizioni inquisitorie, ci si aggrappa ancora alle sicure occupazioni nel governo e alle entrate che ne derivano, ed evidentemente non si crede nella potenza spirituale delle proprie armi e si continua a farsi corrompere dallo Stato. E contro questi ultimi dichiarano guerra aperta in tutta la Russia i lavoratori che hanno acquisito un’alta coscienza di classe.

Per quanto riguarda il Partito del proletariato socialista, la religione non è un affare privato. Il nostro Partito è un’associazione classista di combattenti avanzati che lotta per l’emancipazione della classe operaia. Una tale associazione non può e non deve restare indifferente alla mancanza di coscienza di classe, di ignoranza e oscurantismo sotto forma di credenze religiose. Chiediamo la completa separazione di Chiesa e Stato in modo tale da poter combattere la nebbia della religione con armi puramente ideologiche, attraverso la nostra stampa, attraverso la parola. Abbiamo fondato un’associazione, il Partito Russo Social-Democratico del lavoro, precisamente per la lotta contro ogni imbroglio perpetrato dalla religione a danno dei lavoratori. E per quanto ci riguarda, la battaglia ideologica non è un affare privato, ma questione di tutto il Partito, dell’intero proletariato.

In base a queste premesse, perché non sosteniamo nel nostro programma di essere atei? Perché non proibiamo ai cristiani e ad altri credenti in Dio di unirsi al nostro Partito?

La risposta a questa domanda servirà a chiarire l’importante differenza che separa i democratico-borghesi e i social-democratici in materia di religione.

Il nostro programma è interamente basato su una concezione del mondo scientifica, e, in particolare, materialista. Dunque, una spiegazione del nostro programma include necessariamente un’analisi delle reali radici storiche ed economiche della nebbia che la religione diffonde. La nostra propaganda include necessariamente l’ateismo; la pubblicazione dell’appropriata letteratura scientifica, che l’autocratico governo feudale ha finora proibito, deve ora essere parte della nostra attività di partito. Ora dovremmo probabilmente seguire il consiglio che Engels diede ai socialisti tedeschi, ovvero di tradurre e diffondere in modo capillare la letteratura degli illuministi ed atei francesi dell’ottocento.

Ma in nessuna circostanza dobbiamo cadere nell’errore di porre la questione religiosa in forme astratte ed idealiste, come dibattito intellettuale slegato dalla lotta di classe, come fatto di frequente dai radicali tra la borghesia. Sarebbe ingenuo pensare che, in una società basata sull’infinita oppressione delle masse lavoratrici, i pregiudizi religiosi possano essere dispersi grazie ai soli metodi propagandistici. Sarebbe tipico della ristretta mentalità borghese dimenticare che il giogo della religione che opprime l’umanità è soltanto il prodotto e il riflesso del giogo imposto alla società dal sistema economico. Né gli opuscoli né la propaganda possono illuminare il proletariato, se non è illuminato dalla propria lotta contro le forze sinistre del capitalismo.

L’unità delle classi oppresse in questa lotta rivoluzionaria per la creazione del paradiso in terra è molto più importante per noi dell’unità del pensiero del proletariato riguardo al paradiso nei cieli.

Questo è il motivo per cui non dobbiamo presentare il nostro ateismo nel nostro programma, perché non dobbiamo proibire ai proletari che ancora trattengono forme dei loro vecchi pregiudizi di unirsi al nostro Partito. Dobbiamo sempre portare avanti una visione scientifica del mondo, ed è essenziale per noi combattere l’inconsistenza dei vari “cristiani”. Ma, in ultima istanza, questo non significa che la questione della religione debba diventare primaria, e nemmeno che dobbiamo permettere alle forze rivoluzionarie di disperdersi sulla scorta di opinioni di terz’ordine ed idee prive di senso, che perdono rapidamente ogni importanza politica, mentre vengono altrettanto rapidamente spazzate via, come polvere, dal corso dello sviluppo economico.

Dovunque la borghesia reazionaria si è occupata, e ora se ne occupa anche in Russia, dell’incitamento di conflitti su base religiosa, per spostare l’attenzione delle masse dai fondamentali problemi economici, che ora devono essere risolti dal proletariato russo unito nella lotta rivoluzionaria. Questa politica reazionaria che mira a separare le forze del proletariato, e che oggi si manifesta soprattutto nei pogrom, potrà assumere in futuro fattezze più subdole. In ogni caso, dobbiamo opporci manifestando una paziente e consistente solidarietà ai lavoratori e predicando una visione del mondo scientifica, propaganda che nulla ha che spartire con alcun sollevamento di differenze secondarie.

Il proletariato rivoluzionario otterrà che la religione diventi un affare privato, per ciò che concerne lo Stato. E in questo sistema politico, privato da residui medievali, il proletariato intraprenderà una lotta di ampio respiro per l’eliminazione dell’oppressione economica, la prima fonte delle menzogne con cui la religione confonde l’uomo.


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