Riflessioni sulla didattica


Pubblico alcuni appunti presentanti da me e dai compagni del CSU di Reggio Emilia alla conferenza nazionale del CSP-CSU nel 2009. Sono riflessioni sulla didattica che muovono dai contenuti politici e organizzativi espressi nel documento nazionale del sindacato studentesco.

Scorporare nella nostra analisi, come già sottolineato, le questioni scolastiche e universitarie – o didattiche in senso lato – da quelle più puramente economiche e sociali, sarebbe un errore piuttosto ingenuo che vizierebbe le nostre prospettive a tal punto da rendere vana qualsivoglia istanza di lotta e cambiamento in senso progressista ed anticapitalista.

Nel momento in cui si analizza la società in termini di “struttura” e “sovrastruttura” si è ben lungi dal voler imbrigliare i rapporti sociali in rigidi schematismi che vedono nel determinismo economicista l’unica soluzione per risolvere i problemi che affligono la società, e di riflesso l’istruzione pubblica; piuttosto, viene fatta propria un’analisi di classe che veda in relazione dinamica e dialettica i vari momenti che caratterizzano, trasversalmente, tutte le manifestazioni della nostra vita – dalla politica fino alla cultura, all’economia, al diritto e alla religione – , ma che parimenti veda come determinante, solo in ultima istanza, il momento economico, quello “strutturale”, ovvero il sostrato su cui si articolano le dinamiche sociali e i rapporti di forza materialmente vigenti.

Così come nella società, all’interno delle aule scolastiche e universitarie, “microcosmi” in un “macrocosmo” ben più complesso, esistono momenti “strutturali” e “sovrastrutturali”: strutturali, poiché nel momento in cui non si ha più l’intenzione di investire nell’istruzione per salvaguardare un sistema che mai come ora mette in mostra le proprie, insolubili, contraddizioni, mancano gli strumenti materiali per poter garantire il funzionamento coerente dell’istruzione stessa; “sovrastrutturali”, poiché nel momento in cui prendiamo atto delle forze sociali che il capitalismo produce per auto-perpetrarsi, fatte di quell’individualismo (per nulla attinente al valore dell’individualità) posto alla base dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dobbiamo al contempo prendere atto del fatto che le metodologie dell’insegnamento rifletteranno la tendenza a riprodurre tali dinamiche anche nell’ambito educativo, imponendo piani di studio individuali e tempi predeterminati, e operando per obiettivi prefissati dall’esterno e mai per i necessari co-adattamenti che, nel processo dinamico e dialettico dell’istruzione, naturalmente si producono. Manca quindi una visione collettiva e cooperativa dell’istruzione, che veda nella progettualità dinamica, partecipata ed evolutiva il cardine dell’apprendimento e delle relazioni sociali, mentre resta dominante quella valutatività che diviene dogma della didattica, ma che in un sistema come questo, lungi dall’essere un parametro oggettivo del raggiungimento delle competenze, diventa mero strumento di rinforzo o punizione, che crea inevitabilmente dinamiche sociali e interpersonali certamente non improntate alla cooperazione. All’inverso, educare alla com-partecipazione diretta ai processi, non è certamente funzionale ad un sistema che si fonda sull’estrazione di plusvalore.

Se un obiettivo fondante della formazione diviene dunque la creazione di strutture paritarie, di un “linguaggio in comune” potremmo dire, che veda nelle relazioni educative partecipate e collettive uno dei cardini di un’istruzione che sia pubblica, gratuita, laica e di qualità, allora la questione dell’integrazione in tali strutture diventa dirimente, con un’attenzione particolare agli studenti migranti; se già è complesso il passaggio dal paradigma dell’individualismo a quello della com-partecipazione progettuale, ancora più urgente e sentito nell’immediato è l’integrazione nelle strutture educative di quegli studenti che devono ancora acquisire pienamente gli strumenti per potersi relazionare con gli altri componenti del processo formativo in modo partecipato, compiuto e consapevole. Viene da sé che le recentissime riforme dell’istruzione, che nulla hanno di “didattico” e che preferiscono concentrarsi su come togliere i finanziamenti all’istruzione per salvaguardare interessi privati, espropriando l’istruzione del suo carattere pubblico attraverso l’introduzione dei privati in scuole e università (attraverso quindi la mercificazione dell’istruzione), diventano un freno completo a tali prospettive, su un doppio livello; se il livello materiale, dei finanziamenti in sé e per sé, è quello più evidente, meno scontato è quello progettuale e didattico, che resta insensibile a tali prospettive di partecipazione democratica all’istruzione e, attraverso la selezione classista, si oppongono ad un’istruzione davvero libera e pubblica.

Sussiste quindi un parallelismo tra le forze che produce la società e quelle prodotte all’interno delle aule scolastiche. Il capitalismo, per rigenerarsi nonostante le proprie enormi e insolubili contraddizioni, fa dell’individualismo sociale e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo i propri punti cardine. Non c’è da stupirsi quindi se i pilastri della didattica sono ben saldi su tre punti principali, ovvero:

1)Valutatività;

2)Percorsi formativi individuali;

3)Programmi e tempi rigidi, imposti dall’esterno;

In una società che sappia pianificare e sviluppare razionalmente i propri mezzi e le proprie risorse, i modelli individualistici e competitivi vengono soppiantati da una progettualità collettiva e democratica che, proprio perchè partecipata e razionale, vede ogni uomo come protagonista attivo. Allo stesso modo, una didattica fondata sull’individualismo e sulla competizione, piuttosto che favorire la meritocrazia, non fa che generare tensioni sociali fortissime creando un contesto “selettivo” piuttosto che “formativo”; in quest’ottica, il sistema dei voti diviene uno strumento di “rinforzo” e “punizione”, su programmi imposti e mai vissuti in modo partecipato dagli studenti.

Una scuola realmente pubblica, gratuita, laica e di qualità deve anche passare attraverso una ristrutturazione della didattica secondo parametri di partecipazione, dialogo ed elaborazione collettivi ed evolutivi di studenti e insegnanti secondo un percorso che sappia evitare almeno tre errori fondamentali:

1)La separazione tra teoria e prassi, tra “ciò che si insegna” e “ciò che si fa”;

2)La coerenza alle sole premesse, che non considera i cambiamenti evolutivi che, in un percorso partecipato alla formazione, si producono naturalmente passo dopo passo;

3)L’insensibilità ai problemi presi nel loro insieme, per favorire l’analisi delle questioni prese singolarmente ;

La formazione che resta insensibile alle “teste ben fatte” per avere soltanto “teste piene” è funzionale alla scuola-azienda e alla selezione di classe; una didattica imperniata sulla partecipazione collettiva al percorso formativo è in accordo invece con una ristrutturazione sociale che abolisca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

 

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